The Clash

THIS IS REVOLUTION ROCK


 


 


 


 


Per noi  che eravamo teenagers innamorati di rock  negli anni ’80 i Clash erano qualcosa di bellissimo  e di alieno.
Erano passione, solidarietà , lotta e ONESTA’.
Erano voglia di costruire barricate contro un mondo che non ci piaceva. Erano SEMPLICEMENTE il rock’n’roll!
The Clash era   un qualcosa di magico che ti prendeva il cuore , sentivi che era un suono vivo, onesto, fatto per te, per  la gente  comune.
Mentre sugli  schermi tv ,ogni  dannata domenica mattina,  tal Maurizio Seymandi plaudeva mellifluo agli “idola” pop  del vuoto assoluto,  noi preferivamo sintonizzarci sulle frequenze illegali  di una radio che viveva solo nella nostra immaginazione: il suo nome era  RADIO CLASH!
Mentre patetici cloni da laboratorio discografico come gli Spandau Ballett monopolizzavano i media  e  la “falsa coscienza felice” degli imbecilli, noi avevamo una voce NOSTRA di cui fidarci  e per cui commuoverci; era quella di Mr. Joe Strummer.
Quando non ne potevamo più di “mentecatti del sabato sera”, di “fra cionfoli”, di “Pupi” e di “bravi giovinotti “ della parrocchia che intonavano “alè-oh oh” tenendosi teneramente  per mano con le loro mammine ai concerti di Baglioni!, noi ci sparavamo un disco dei Clash e ci sentivamo divinamente!
Dall’iperrealismo urbano dei Clash, dalle loro icastiche descrizioni di un Mondo Occidentale ipertrofico e alla deriva, e di un’agghiacciante e distopica “Slummin’London”  ripiegata su se stessa e su scenari di crisi, si liberavano splendide visioni poetiche.
Era la “poesia della strada”, delle metropolitane in notturna, della pioggia che batte su percorsi sempre uguali, del povero cristo che lotta duramente tutti i giorni per sopravvivere in un mondo spietato, egemonizzato dalla rapacità di sfruttatorucoli senza coscienza : “ Cominciò a raccontare/ nato in un periodo di crisi/ nato senza fortuna/ nato in miseria/ sul retro  di un camion./ Ti dico questo/ non farti ingannare(…)/ Oh la solitudine/ mi mette al tappeto/ peggio di tutto il resto/ E lavoravo per la colazione / e non potevo permettermi il pranzo/ Sono stato fattorino e ho incassato solo  cazzotti!” (da Broadway, 1980) .
Era realmente una rivoluzione nel mondo e nel linguaggio del rock e noi li amavamo smisuratamente per questo.
I crudeli flashes e il ”condensed language” dei testi dei Clash  spazzavano via tutti i  divismi, i vuoti escapismi e le scenografie fastose del rockstar system  degli anni ’70. “ E voglio bruciare tutti quelli che si sono inariditi/ o connettermi alle antenne che s’infilano nel cielo/ o bruciare le periferie con gli occhi semichiusi/ : non puoi farcela se non ci provi!”(Clash City Rockers,1977).
Scrisse Tony Parson sul NME: “ I Clash hanno descritto con estremo realismo la vita inglese di tutti i giorni. “The Clash”  è come lo specchio che riflette tutto, anche la spazzatura, della società inglese e dice la verità. Secondo me è il più grande disco di rock’n’roll mai realizzato!”.
Certa critica miope li accusò di essere “literary revolutionists” o di retorica da “leftist rock’n’roll band”, ma in realtà i Clash rappresentavano semplicemente il loro vissuto di tutti i giorni, l’urlo dei grattacieli , la disillusione di chi si trova tutte le porte sbattute in faccia: “ Il vecchio parlava a voce alta in un bar/ diceva di non essere mai stato in prigione/ ma una vita al servizio di una macchina / è dieci volte peggio di una prigione(..)/ Così eccoci qui a movimentare la situazione/ non ci è mai piaciuta la pala/ spezzarsi la schiena per guadagnare il salario/ e senza dimenticarsi l’inchino! “ (Bankrobber, 1980).
 La loro “estetica d’urto” era quasi una necessità,  una risposta dovuta al collasso sociale di quegli anni.
Come nel più autentico rock’n’roll e nella soul music c’erano in loro (a differenza che nei Sex Pistols) cuore e sentimento, riuscivano come pochi altri  a trasfigurare la ribellione individuale in una luce epica, in uno straordinario “romanticismo della sconfitta”.
Scrisse molto felicemente Tom Carson su “Rolling Stone”: “ La forza dei personaggi e il senso dell’epico nelle canzoni della band, per la loro drammatica urgenza, hanno una grandeur che è quasi  shakespeariana”.
Cantava Bruce Springsteen negli anni ’80: “ Ho imparato più da una canzone di 2 minuti/ che da interi libri di scuola”. 
Io penso che tutti noi che li amiamo abbiamo imparato tanto dai Clash e dalla rivoluzione punk, soprattutto ad essere più onesti…, e se qualcuno continua ancora a vivacchiare furbescamente  nel mondo para-discografico senza aver compreso questo farebbe meglio a spararsi nel culo (metaforicamente, s’intende!).  
 La voce  di Joe Strummer e le  sue
battaglie romantiche perse in partenza in nome di un mondo migliore  ci mancheranno moltissimo. GRAZIE DI CUORE  PER TUTTO SIGNOR STRUMMER. THIS IS REVOLUTION ROCK! E FANCULO a chi non ci credeva !


Michele Ballerini
thebarracudas@katamail.com