Ted Minsky ‘Madame Le Ted’

(Angelika Koehlermann, 2002)

I ‘giocosi’ vocalizzi di Bjork, i tessuti inorganici e introversi trasformati in suono che hanno portato i Portishead ad essere conosciuti da tutti, il nero dei Joy Divison, la teatralità (perche no?) dell’imperativa Ute Lemper quando recita qualche opera di Kurt Weil vengono frullati all’unisono dalla giovane Ted Minsky in occasione dell’uscita del suo primo lavoro (musicale s’intende) per la label amante del pop articolato: Angelika Koehlermann. Primo, perché la Minsky quotidianamente naviga all’interno del mondo della moda (indipendente…chiaramente) come designer e costumista e “Madame le ted” veste un po’ la parte di un’esperimento il cui risultato è un disco bilanciato tra ‘seriose’ atmosfere liriche e spiriti ‘sbarazzini’ di pura pop-music. Divisa a cantare in diverse lingue (inglese, tedesco e portoghese) la Minsky riesce a produrre un lavoro, che anche se delle volte troppo impregnato di riferimenti (vedi sopra) altrui, ha al proprio interno momenti che non mancano affatto d’intensità. La lancinante intro operata da Am Flughafen, unica traccia priva della voce, la deliberata malinconia di Porquè Poetry (sempre di più Portishead sempre di…), la dolcezza che riesce a traspirare, anche quando la base che scorre è un’electro da rave dell’ultima ora come in Proportional, il legame con il rock (gli accordi vellutati della chitarra) che s’instaura in Hab Dich Lieb. O ancora (credevate fosse finito?) il nichilismo dark adolescenziale che non va dimenticato, anzi innalzato di In Mir, il camerismo digital-rumorista che lancia una voce disarticolata in Spezialfall Duisburg o l’utopico paese dei balocchi per soli adulti che si scorge in lontananza in Who Will Hold My Boobs. Il foglio informativo su “Madame Le Ted” (ah un lapsus…sia le musiche che le liriche scritte in collaborazione con Anne Grabow) si chiude ponendosi questa domanda: Disco Or Theatre?
Credo possiamo tranquillamente rispondere: Entrambi!

Voto: 7

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