Il dj è un compositore?













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In questi giorni ho avuto una discussione serrata con un mio amico appassionato di musica contemporanea il quale sosteneva ripetutamente che il dj non può essere considerato un “compositore” a tutti gli effetti.
Le ragioni che lui ha addotto a conferma della sua tesi sono fondamentalmente queste: il dj si limita a mettere sul piatto i dischi mentre il compositore nella sua ricerca ottiene dei risultati, consegue degli obiettivi oltre che con l’esercizio della sua arte anche con una preparazione teorica in alcuni casi preponderante sulla formazione dell’opera. Cosa che un dj non fa tranne in alcuni casi e in minima parte; riprendendo l’esempio di prima molto esercizio e pochissima preparazione teorica. Tesi facilmente confutabili con una risposta trasversale: per quanto riguarda il dj, quando viene chiamato per una serata non si presenta all’appuntamento senza nulla indosso tranne una borsa piena di cds, ma viene da un duro studio casalingo che lo ha impegnato più e più notti nella ricerca (con la speranza di trovare) del codice di accesso, composto da canzoni perfettamente concatentesi l’una nell’altra nell’arco del set, per comunicare con una variegata popolazione di danzatori. Gente allenata all’ascolto, non esercitato in maniera convenzionale, ma ascolto serio ed esigente, praticato in buona parte nei clubs dove siesibisce il dj.
Infatti questi “critici musicali” garantiscono la buona o cattiva riuscita di un club e conseguentemente di chi vi suona tutte le sere. Quindi il dj deve esercitarsi e molto per giungere preparato all’appuntamento. Un lavoro necessario composto di ricerca, analisi, comparazione dei pezzi, come in un’opera dotata di rigore scientifico. L’elaborazione concettuale è sicuramente diversa, minore ma valida anche nel set del dj come diverso può essere dove vuole arrivare il messaggio musicale: mentre un pezzo “minimale” può mirare alla testa, alla mente dell’ascoltatore, (vedi dj di attitudine “minimale” come Dj Shadow, Dj Krush, etc…), un pezzo di questi djs può mirare al corpo, indurre al movimento, veicolare il messaggio trasmesso dalla sua musica non esclusivamente nelle orecchie, ma nelle parti basse (stomaco, basso ventre, etc…) per far capire immediatamente cosa si vuole comunicare;
Approccio che si può definire più “empirista” che “teorico”. In questo caso la teoria viene dopo, oppure viene lasciata ad esperti analizzatori della tecnica o del fenomeno ma, continuando la confutazione, anche qui c’è abbondante riflessione teorica, a volte anche eccessiva ed inutilmente gratuita; Concludendo non sembra che abbia totalmente ragione il mio amico. O perlomeno discutiamone ancora.


Marco Paolucci