
La trentaquattresima edizione del festival ‘Fano Jazz By The Sea’ ha aperto i battenti con l’imperdibile live di Fatoumata Diawara e, ovviamente Kathodik non poteva mancare.
Finalmente, dopo un lungo corteggiamento andato avanti per anni – ce lo ha confessato il direttore artistico Adriano Pedini, fondatore e anima del festival fin dalle prime edizioni – la cantante, musicista e attivista maliana è atterrata a Fano.
La data fanese è inserita all’interno del mini tour italiano concepito per promuovere il suo nuovo disco ‘Massa’, uscito a giugno 2026 per la rinomata label indipendente francese NøFørmat, in un itinerario che ha toccato anche le piazze di Bergamo e Firenze.
La cornice suggestiva della Rocca Malatestiana di Fano ha così accolto, con un inevitabile sold-out, la meravigliosa “Fatou” e la sua affiatata band, composta da Yves William Ombe Monkama alla batteria, Juan Finger al basso, Fernando Javier Velez alle tastiere e Jurandir Da Silva Santana alla chitarra.
Abbiamo assistito a un intenso show di novanta minuti circa, che ha saputo fondere a meraviglia le radici della tradizione Wassoulou (principale genere di musica tradizionale e popolare originario dell’omonima regione nel sud del Mali) con influenze funk, afrobeat e sferzate rock.
La prima parte del concerto ha dato ovviamente spazio al nuovo album: l’apertura è toccata al primo singolo Djanne, travolgente pop-funk cantato – come gli altri pezzi – in bambara, la lingua principale del Mali.
La voce ipnotica e potente di Fatou è poi emersa in Sigui, una ballata che celebra il valore della pazienza e della resilienza.
I primi boati tra il pubblico sono scattati con la vivace Sowa, uno dei suoi pezzi più celebri, tratto dall’album d’esordio del 2011 ‘Fatou’.
Con il groove magnetico di Tcheba e l’introspettiva title track Massa siamo invece tornati all’ultimo disco.
La band gira che è una meraviglia e con Tata Bakary si respira una bella brezza di contemporary R&B.

Nel frattempo Fatoumata domina la scena: canta e balla senza risparmiarsi, trasformando il palco in una tribuna di pace, diritti e orgoglio africano.
C’è appena il tempo di riprendere fiato con le ballate intimiste Denko e Farana, ed eccoci pronti per il gran finale: un medley infinito, una bomba d’energia che mischia di tutto, dalle sue canzoni più celebri (Nterini, Nsera, Bonya) ai tributi a icone come Bob Marley (No Woman, No Cry), John Lennon (Imagine) e Stevie Wonder (Higher Ground).

Il pubblico si alza dalle sedie e va a ballare insieme all’indemoniata Fatou: assistiamo a un rito collettivo fatto di invasioni di palco, balli e abbracci universali che uniscono tutti i presenti sotto il cielo di Fano.
La musicista maliana saluta e, stremata, scende dal palco insieme alla sua band.
Anche noi, sudati e stanchi, ci avviamo verso l’uscita, ringraziandola per la serata memorabile.
