‘Prometeo. Tragedia dell’ascolto’ di Luigi Nono, Chiesa di San Lorenzo, Venezia, 28 gennaio 2024


La newsletter della Biennale di Venezia giunge in un giorno qualunque, abbastanza affaccendato per questioni varie ed eventuali, ma basta una rapida scorsa e subito mi si palesa il fatto che l’evento in questione risulta interessante oltre ogni ragionevole dubbio. Quindi, niente indugi, si prepara il trolley e via di nuovo verso Venezia, e verso la Biennale, dopo le precedenti avventure soniche con il concerto di Briano Eno (qui). Questa volta l’occasione è particolare, il centenario della nascita del grande compositore veneziano Luigi Nono, l’organizzazione a cura dell’Archivio Storico (ASAC) della Biennale e della Fondazione Archivio Luigi Nono, in vista del trasferimento dei materiali della Fondazione nel Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee della Biennale, di futura realizzazione all’Arsenale. E ancor più particolare è l’evento in sé, la riproposizione dell’opera ‘Prometeo. Tragedia dell’ascolto’ quarant’anni dopo la prima assoluta che si tenne sempre nella Chiesa di San Lorenzo, “tragedia composta di suoni con la complicità di uno spazio”, come Nono definiva la sua opera. Come leggo nelle note della presentazione, fu un evento memorabile, culmine della ricerca musicale del compositore, dove venne dispiegata la più avanzata tecnologia tramite l’utilizzo di live electronics e con la manipolazione del suono in tempo reale. Nono, consapevole dell’eccezionalità dell’evento, coinvolse personalità di spicco quali l’architetto Renzo Piano, che progettò una scenografia costituita allora da un’arca di legno, che si sviluppava circolarmente per tutto lo spazio perimetrale della chiesa, con le fiancate “abitate” dai musicisti e dal coro “nomade”, e il fondo con la presenza del pubblico, l’amico filosofo Massimo Cacciari che preparò la composizione di testi tratta da autori come Walter Benjamin, Eschilo e altri classici greci, il direttore d’orchestra Claudio Abbado, e l’artista Emilio Vedova alle luci.

Luigi Nono, Prometeo, Chiesa di San Lorenzo, 1984. ph. Lorenzo Capellini. Courtesy Archivio della Biennale

Questa volta, anno di grazia 2024, al posto del legno ci sono le impalcature di metallo che delineano i contorni dell’arca, in una nuova struttura creata da Antonello Pocetti e Antonino Viola, con i musicisti dell’orchestra di Padova e del Veneto disposti su diversi livelli di altezza, i maestri Roberto Fabbriciani al flauto e Giancarlo Schiaffini alla tuba, partecipi, con Alvise Vidolin ai live electronics e Massimo Cacciari ai testi, della prima edizione. E ancora tanti importanti solisti presenti in questa incredibile esperienza: Carlo Lazari alla viola, Michele Marco Rossi al violoncello, Emiliano Amadori al contrabbasso; le voci dei cantanti Rosaria Angotti, Livia Rado, Chiara Osella, Katarzyna Otczyk, Marco Rencinai, e le voci recitanti Sofia Pozdniakova e Jacopo Giacomoni, oltre al Coro del Friuli Venezia Giulia.

Arrivati dentro la chiesa, il tempo di guardarsi intorno per ammirare questa imponente costruzione architettonico-concettuale, si spengono le luci e inizia la magia. Per circa due ore e mezza, veniamo trasportati in un mondo di suoni, voci, silenzi, rarefazioni di movimenti, piano piano perdiamo l’ancora della realtà e ci immergiamo in un universo di sogni, di emozioni che la situazione, complice lo spazio della Chiesa, splendido contenitore con la sua incredibile acustica, e l’abilità dei musicisti e del direttore d’orchestra, ci mostra e ci sottrae alla comprensione, fino ad arrivare al punto finale dell’esecuzione, dove la presenza del silenzio è una presenza amica, che ci porta a fermare il flusso dei nostri pensieri e ad ascoltare, ascoltare il silenzio…

Colpo di scena, si riaccendono le luci e ritorniamo sulla “terra” alla nostra quotidianità e al nostro vociare, il tempo di ripensare a quello a cui abbiamo assistito e sinceramente ci rendiamo conto di aver partecipato a qualcosa di veramente unico e incredibile, qualcosa di trascendente e piacevolmente sconcertante, come le opere universo mondo possono creare.

Il pomeriggio del giorno dopo, ancora immersi nei suoni e nelle visioni “prometeiche”, andiamo nella Biblioteca della Biennale per assistere all’incontro di studi intitolato ‘Prometeo ieri e oggi. L’utopia di Luigi Nono a 100 anni dalla nascita’ – a posteriori possiamo dire incontro fondamentale per la comprensione dell’evento. L’incontro, con il saluto introduttivo di Roberto Cicutto, Presidente della Biennale, Debora Rossi, Responsabile dell’Archivio Storico, Nuria Schoenberg Nono, Presidente della Fondazione Archivio Luigi Nono, viene moderato da Andrea Estero, presidente dell’Asssociazione Nazionale Critici Musicali, e vede partecipare Massimo Cacciari, Carlo Fontana nel 1984 direttore del settore musica della Biennale, Alvise Vidolin, Lucia Ronchetti (da me intervistata qui), il direttore Marco Angius, che raccontano, stimolati abilmente da Andrea Estero, che cosa è stato il ‘Prometeo’ ieri ed oggi, cosa ha significato, cosa significa e cosa significherà, perché da questo incontro e dall’affascinante racconto di Marco Angius, abbiamo capito che quest’opera non è e non sarà mai “finita”, ma sempre in continua evoluzione, mutante, capace di dare emozioni diverse ad ogni rappresentazione.

Dopo un paio d’ore si conclude l’incontro e riprendo la via del ritorno verso casa, pronto per nuove avventure – qui parte la citazione – “per ascoltare là dove nessun orecchio ha mai ascoltato prima”.

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