Marco Tardito Eleven ‘Howl (Deep Parker in Rock’


(CMC Records 2019)

Dopo aver esordito con ‘Eleven Futurist Solfeggios’ nel 2015 – scoppiettante progetto intermediale che ha portato a un cd ispirato a Frank Zappa e al futurismo (in particolare al rumorismo di Russolo e al manifesto di Francesco Balilla Pratella) -, il gruppo Eleven di Marco Tardito propone un nuovo lavoro, decisamente interessante sotto diversi profili. Questa volta il concept creativo è la rivisitazione di alcuni celebri temi di Charlie Parker in profonda e sbarazzina chiave rock: I temi parkeriani, osservati attraverso la lente della letteratura beat e incrociati anche con riff e suggestioni provenienti dagli ambienti sonori di Zappa, Deep Purple, ecc., divengono la base per brani originali di eccellente fattura compositiva, oltre che arrangiati ed eseguiti in modo estremamente convincente. L’improvvisazione, di fatto, non c’è; ma la sua traccia e il suo spirito restano nell’evocazione esplicita di quella cultura della spontaneità (per riprendere il titolo del libro di Daniel Belgrad del 1998) che ha permeato di sé gli USA della seconda metà del ‘900: dalla pittura di Pollock (tra gli altri) al jazz e alla letteratura. Si ricorderà infatti Howl è il titolo della raccolta di poesie di Allen Ginsberg, uno dei padri della beat generation che, se trovava nel jazz di Parker il riferimento più immediato di spontaneità artistica, sarebbe divenuta la culla dei movimenti giovanili degli anni ’60 e della loro espressione musicale: il rock. Howl è l’urlo disperato che manifesta il legame tra creatività e malattia mentale: Ginzberg aveva dedicato la raccolta all’amico Carl Salomon, rinchiuso in ospedale psichiatrico di New York; e lo stesso Parker era stato ricoverato al Camarillo Hospital (evocato dai titoli di alcuni standard jazz). La pubblicazione della raccolta costò all’editore Lawrence Ferlinghetti l’incarcerazione. L’album dà conto artisticamente di queste intense e drammatiche vicende intessendo vivacemente testi e musica. Di questa vivacità si fa veicolo visivo anche la copertina dell’artista torinese Ugo Nespolo che introduce pittoricamente la musica eseguita da Marco Tardito Clarinetto, flauto, voce), Giuseppe Virone (tromba), Giorgio Giovannini (trombone), Riccardo Conti (vibrafono, xilofono), Ivano Gruarin (chitarre), Gualtiero Marangoni (basso), Donato Stolfi (batteria e percussioni) Francesca Bolognesi (voce cantante) e Paola Roman (voce recitante).

Voto: 10

Alessandro Bertinetto

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