Luciano Panama ‘Piramidi’

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(La Dura Madre/Dimora/Youth 2017)

Dopo l’esperienza con gli Entourage, l’artista siciliano approda alla prima prova solista, nel senso più letterale del termine, dato che in “Piramidi” ha fatto quasi tutto da solo, a parte il contributo di Giovanni Alibrandi al violino e di Matteo Frisenna alla tromba in una manciata di brani.
Panama si muove nei meandri di un pop-rock cantautorale colto, tra un omaggio Giorgio Gaber, nel blues esistenziale di Man, e un chiaro riferimento all’ondata del cantautorato italiano degli ultimi dieci anni circa (L’osservatore), fino a giungere all’intrigante rock-blues di Hey my (all’improvviso), con un testo nel quale si lascia andare ad elucubrazioni sui cambiamenti del rock stesso.
Se in Gente del presente tocca apici cantautorali, mettendo a nudo le sue paure esistenziali, in Messina guerra e amore l’incedere è greve e lenta, brano che fa il paio con l’avvolgente Come aria.
Un esordio che fa ben sperare.

Voto: 8

Vittorio Lannutti

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