Lebowski & Nico Intervista

Quattro Chiacchiere Digitali con i Lebowski & Nico.

Di Marco Paolucci

uccio12@hotmail.com

05/03/2013: Lebowski è una band italiana da tempo attiva in studio di registrazione e sui palchi di mezza Italia, che con la sua miscela di funk destrutturato, sgemba dance e ironia presente al punto giusto, continua nel suo percorso di ricerca della perfetta pop song “dancereccia”, aiutata nel suo intento da qualche tempo da Nicola Amici, alias Nico. Ben presente con le sue produzioni dalle parti di Kathodik, con l’ultima in ordine di tempo ‘Propaganda’, trattata accuratamente dallo scrivente, ha fornito lo spunto per un’intervista di approfondimento per la rubrica Quattro Chiacchiere Digitali. Per permettere una maggiore comprensione della loro storia si è preferito strutturare le domande in due parti: la prima pre Nico, e la seconda con Nico. Come al solito a voi i risultati:

Lebowski pre Nico

1. Da dove viene ognuno di voi? Come avete iniziato? Come vi è venuta l’idea di formare una band?

I Lebowski nascono nel 2000 da un’idea folle che ha unito Riccardo Franconi, Simone Re, Marco Mancini e Riccardo Latini: tutti e quattro digiuni di competenze tecniche e teoriche musicali, ma pervasi da una grande passione per un certo tipo di musica. Il percorso prende il via, come spesso accade alle band novizie e sprovvedute, rivisitando brani del passato e di artisti che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza dei quattro componenti. Quasi immediatamente però, il gruppo non riesce ad identificarsi nel ruolo di inerte juke-box (pratica invece molto in voga tra le band italiane, e che spesso, purtroppo, rappresenta l’unico modo sicuro per suonare nei locali), per cui, inizia a convogliare tutti gli sforzi per creare un prodotto personale, lungi da cliché preconfezionati. Il resto è storia contemporanea che ha come ultimo traguardo l’uscita del disco “Propaganda”.

 

2. Quali sono state le vostre influenze?

Onestamente la domanda ci mette un po’ in crisi… Sarebbe più semplice rispondere a cosa non ci ha influenzato… Non poniamo limiti né alla musica che componiamo né alla musica che ascoltiamo. È una costante che si evidenzia nei nostri lavori ed è stato più volte segnalato nelle recensioni degli album. In ogni caso, se ti dobbiamo dare dei riferimenti, beh, partiremmo dall’alternative italiano anni ’90 per poi dirigerci negli States di fine anni ’70… immagina un percorso musicale dalla No New York alla provincia del Middle-East post-punk… Akron, Atlanta, Detroit, Chicago, ecc… cacchio, sarebbe bello andarci a fare una vacanza in quei posti! Aggiungerei anche l’immancabile California, non tanto dal lato musicale, quanto da quello cinematografico… spesso la suggestione compositiva parte anche dal cinema, come conferma il nostro nome.

 

3. Come create i vostri brani? Come create i vostri testi? Da dove attingete l’ispirazione?

Solitamente si parte da uno spunto qualsiasi che può essere un riff di chitarra, un tempo di batteria o anche 3 note in fila di synth, e da lì si parte a suonare e a creare senza porci limiti per vedere dove la cosa ci può portare. Il più delle volte si arriva, dopo svariate revisioni – cestinature – arricchimenti e stravolgimenti ad un risultato che non contiene più lo spunto iniziale, ma che soddisfa ognuno di noi appieno. In caso contrario, capita che, se anche uno solo di noi non fosse pienamente convinto del pezzo, si getti tutto alle ortiche e si riparta da zero. Siamo una band molto democratica… anzi, azzarderei socialista! Le fonti di ispirazione possono essere molteplici, dall’ultimo film scaricato illegalmente ai versi delle galline che ci accompagnano durante le prove, fino ad arrivare a qualche insospettabile band che tentava di sbarcare il lunario decenni or sono.

 

4. Avete tempi lunghi per creare i vostri album; il primo ‘The best love songs of the love forthe songs and the best’ è uscito nel 2009, questo ‘Propaganda vede la luce nel 2012; qual è il vostro approccio con lo studio di registrazione?

Come dicevamo, la bozza di brano prima di elevarsi al grado di “brano ufficiale” deve superare molte prove, ostacoli, crash test… deve essere accettato, timbrato e controfirmato da ognuno dei componenti, quindi come si sa, la burocrazia ha i suoi tempi! Cerchiamo di curare ogni dettaglio come fa Balocco con i suoi biscotti. Poi però quelli buoni ce li mangiamo. Lo studio di registrazione è sempre un momento importantissimo, che si vive in maniera intensa… ci si immerge totalmente nelle proprie creazioni musicali, come fosse un conclave per eleggere un nuovo album. Giulio (Ragno Favero – Il Teatro degli Orrori, ODM) e Andrea ci hanno aiutato tantissimo, con la loro competenza, a tirare fuori il meglio dalle nostre proposte, smussando qualche spigolo ove necessario e arricchendo dove possibile con intuizioni azzeccate. La cornice innevata e l’affaccio sul lago di Comabbio (VR) hanno fatto il resto.

 

 

Lebowski con Nico

5. Come è nata la collaborazione in pianta stabile con Nico alias Nicola Amici, membro dei Butcher Mind Collapse e un passato nei Jesus Franco & The Drogas, oltre che uno dei vostri produttori del precedente disco in qualità di boss della fu Valvolare Records?

Ma guarda, è avvenuta in maniera del tutto casuale… lui aveva concluso l’esperienza coi Jesus Franco & The Drogas e noi, come in ogni disco, siamo aperti ad evoluzioni e cambiamenti… e così… In ogni caso conoscevamo Nicola da lungo tempo ed oltre che, come hai detto, produttore del vecchio disco, ne era stato anche protagonista di copertina… poi sinceramente non ci si poteva far scappare l’opportunità di citare i Velvet Underground, insomma era “una proposta che non si poteva rifiutare”… come diceva qualcuno!

 

6. Come è definito il suo apporto alle vostre sonorità e ai vostri testi? Vi ha fornito un valore aggiunto?

Un valore aggiunto lo è stato sicuramente, sia in alcuni casi per i testi, ma soprattutto nella composizione della musica… come sempre è un confronto tra tutti a livello compositivo ed una visione ulteriore ci ha fatto solo che bene… credo si possa facilmente notare una maggiore completezza o, come si dice, “maturità” negli arrangiamenti e questo, di certo, è anche merito suo.

 

7. Ho avuto occasione di vedervi dal vivo al SOMS Club a Corridonia, in provincia di Macerata, e ho notato un’eccellente capacità di interazione tra di voi; Nico stesso suona e canta con naturalezza anche nei pezzi precedenti la sua venuta. Cosa ne pensate?

In effetti ci troviamo parecchio in sintonia anche con Nico. Ci conosciamo da oltre 10 anni ormai e, sebbene solo da un anno e mezzo suoniamo insieme, proviene da lontano una stima reciproca e una affiatamento personale, prima che musicale. Tra l’altro, negli anni scorsi, siamo stati coinvolti insieme anche in strampalati progetti paralleli a puro fine ludico… erano un tributo a Kyuss/Queens of the Stone Age (insieme a Giampaolo, batterista dei Butcher Mind Collapse e Francesco, cantante/chitarrista dei Lleroy) e un tributo acustico ai CCCP/CSI… che serate sonate!

 

8. Con chi vorreste collaborare?

Beh, se parliamo di studio di registrazione, ci piacerebbe anche in futuro continuare la collaborazione già consolidata con Giulio! Dopo due dischi con lui si è creato un rapporto che va al di là del semplice lavoro. Se parliamo di live, invece, ci piacerebbe aprirci a situazioni nuove ed inesplorate… magari condividere dei palchi con dei gruppi che stimiamo ma che non conosciamo direttamente, e, soprattutto, trovare un’agenzia di booking che abbia la capacità di aiutarci nella gestione delle date, visto che con le nostre sole forze non riusciamo a dare molta continuità al tour

 

9. Come vedete la scena live italiana, e quella internazionale anche a livello di spazi per suonare la vostra musica?

Ottima domanda! La scena italiana c’è ed è molto viva. Indipendentemente dal gusto personale, pensiamo che in Italia il problema principale sia la mancanza di un giusto rapporto tra il fattore “sbattimento” e il fattore “remunerazione”. Facendo un semplice sillogismo: se una persona fa un lavoro e lo fa bene, viene pagato per quello! Naturalmente lavorare gli porta via molta energia e tempo, ma è giusto così! Se per fare un disco (composizione, produzione e promozione) ci si investono, allo stesso modo, tante energie, tanto tempo, tante “risorse”, e lo si fa bene, il risultato dovrebbe garantire, quanto meno, una minima sussistenza all’artista. Purtroppo, invece, ciò non accade in Italia ed è per questo che poi tanti progetti interessanti, nel tempo, muoiono. Nel nostro Paese non c’è la concezione che la musica debba effettivamente essere la fonte di sostentamento per i musicisti, ad ogni livello. Questo limite culturale, poi, si riflette anche nelle situazioni live, dove ti trovi costretto ad accettare cachet ridicoli pur di promuovere il disco. Con questo non vogliamo assolutamente accusare gestori di locali e/o organizzatori… ci rendiamo conto che se la passano veramente male, mai come in questo periodo, e non possono permettersi di pagare degnamente le band che fanno suonare. Il problema non è la mancanza di “materia prima” e di “qualità”, ma è la grave crisi culturale che stiamo attraversando! E’ una crisi che viene dal basso: tante volte abbiamo sentito dire “non va bene pagare 3 o 5 euro di biglietto”, “non va bene che il concerto inizi alle 22, deve iniziare alle 24”… e cosi via! Speriamo che questi atteggiamenti cambino, che le persone spontaneamente maturino. L’Italia non investe in cultura, a nessun livello, e questi sono i risultati!

 

10. Progetti futuri?

Beh, prima di tutto portare in giro la nostra “PROPAGANDA” ancora per un po’ di tempo! Poi, memori degli errori del passato, cercheremo di non farvi aspettare altri 4 anni per ascoltare il nuovo lavoro… che si vocifera sia già in cantiere!

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Bloody Sound Fucktory Records