Violenza Brada ‘Violenza Brada’

(Negative Sound 2008)

In un momento storico di grande conflittualità e crisi socioeconomica, Violenza Brada è la messa in musica di una società che si autodistrugge e manda gli ultimi singhiozzi prima di spirare e sparire. Brevi bozzetti (non si supera il minuto e 40 secondi, eccezion fatta per la conclusiva L’Inferno che copre quasi metà dell’album con i suoi 12 minuti e mezzo) metal-lo-fi-industrial-ambientali rabbiosi si susseguono a delineare uno scenario di macerie fumanti in una cappa di smog che tutto avvolge.

Ci avevano pensato i Suicide in origine a dare voce all’inquietudine della metropoli contemporanea, ma se lì una sinuosità più leggiadramente psichedelica si ravvisava ancora, in questo disco sparisce ogni vago riferimento alla gioia e alla felicità. Basta osservare la copertina (un pitbull da combattimento che ringhia pronto all’attacco) e scorrere i titoli della tracklist (vado con i primi che saltano all’occhio: Violenza Allo Stato Brado, Terrore Sistematico, Brainwash, Iene in Anfetamina e così via) per capire dove si sta andando.

È come se Gio, titolare del progetto ed ex bassista dei veronesi Chitarra Romana, avesse voluto sfogare con chitarra, campioni digitali, drum machine e qualche spruzzatina di sax (Siamo Ridicoli) la sua rabbia per un mondo che sta andando inesorabilmente a schiantarsi contro il muro del nulla. “Ribellione nichilista” la definisce lo stesso Gio e forse non potrebbe trovare sintesi migliore per questo lavoro. L’utilizzo di campioni televisivi (vedi la sigla del Tg5 rivisitata in chiave grind in Basta! o le citazioni berlusconiane distorte e confuse tra conati di vomito in Nausea) rende evidente questo odio per una società che lobotomizza e annienta le menti, riducendoci in una schiavitù psicologica sottile e difficile da spezzare.

A livello più strettamente musicale Violenza Brada sembra una poltiglia che mescola i Ministry e gli già citati Suicide con in lontananza echi zappiani, il tutto sbrindellato come se fosse stato passato in un tritacarne. L’eccezione a questa frammentarietà che si fa cifra stilistica è la lunghissima cavalcata horror-noise-industriale L’Inferno, nella quale il ritmo incalzante del disco si scioglie in una fosca nebbia oscura di sibili e sospiri da oltretomba.

Molto molto particolare la creazione a bassa fedeltà di mister Violenza Brada, sarebbe molto interessante capire dove sarebbe in grado di spingersi con una produzione di un certo spessore che ne affini gli spigoli. Ma forse è proprio in quell’estetica tagliente e maleodorante che questo lavoro trova tutta la sua forza.

Voto: 8

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