Thrangh ‘Erzefilisch’

(Altipiani/Goodfellas 2009)

Se non è un’invasione jazz-core quella a cui stiamo assistendo negli ultimi anni nel nostro paese poco ci manca. E la scena romana, in questo contesto, è quella senza’altro più florida. E così come Tribraco e Zu (solo per citare gli ultimi gruppi ai quali mi sono rapportato) anche i Thrangh vengono dalla capitale, e anche loro mescolano sapientemente due anime, quella rock e quella jazz, che ormai negli ultimi anni tendono sempre più spesso a flirtare. A differenza dei nomi sopracitati nella musica del quartetto in questione la componente jazz rimane come ampio contenitore dentro il quale si centrifugano tocchi hardcore, spinte post-rock e divagazioni noir che riportano a Twin Peaks.

E’ proprio l’atmosfera oscuramente surreale delle musiche che Angelo Badalamenti scrisse per la serie tv di David Lynch la prima cosa a cui la vostra testa si collegherà ascoltando il disco (ascoltate la traccia numero 8 per credere). Ma i repentini cambi di ritmo e i deliri violenti del sax spesso e volentieri agiranno sul vostro stomaco come mazzate tutt’altro che rassicuranti.

E’ il lavoro delle chitarre a consegnare al disco una dimensione rock molto marcata, che nel proseguo del lavoro si accentua man mano sempre di più: i primi sentori si hanno alla terza traccia (senza nome), con l’incessante sibilo distorto del basso a cadenzare i saltelli del sax, ma già alla quarta traccia, Asa Nisa, la struttura rock emerge con più chiarezza dopo l’attacco jazzy. L’interminabile title track sembra una rivisitazione della lunghe cavalcate prog degli anni Settanta, mentre Agghlartagh guarda con circospezione agli anni Sessanta con l’accattivante delicatezza retrò del piano Rhodes. E la decima traccia si permette anche il lusso di un’escursione tribale sui suoni del didjeridoo.

Tante influenze, tante incursioni, ma il lavoro dei Thrangh, pur ostico all’inizio, è così denso di sfumature e carico di energia da essere veramente difficile da abbracciare e inquadrare. Nuove leve arricchiscono il florido underground jazz-core italico, ormai vero fiore all’occhiello della nostra nazione.

Voto: 7

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