fratto9under the sky Records

Quattro chiacchiere digitali con Gianmaria Aprile della fratto9 under the sky Records

 


 


 


 


 


Di Marco Paolucci


uccio12@hotmail.com


19/11/2009: La fratto9 under the sky è una piccola label che in pochi anni si sta ritagliando uno spazio nel panorama musicale italiano navigando tra rock, contaminazioni avant e il jazz delle ultime produzioni (vedi A Spirale recensiti in queste lande “kathodike”). Ci siamo soffermati a fare quattro chiacchiere digitali con Gianmaria Aprile, fondatore e mente tuttofare della fratto9.


1) Quali sono le origini dell’etichetta? Come è nata l’idea, quali ispirazioni ci sono state? A quali modelli, se ci sono stati, si è fatto riferimento?
Prima c’e stata l’esperienza di “post?” (post-itrock.com) una webzine che era nata qualche anno prima, intorno al 2000 e che “fotografava” un po’ la scena italiana dall’interno visto che dietro all’idea e al progetto eravamo 2 dei componenti degli Ultraviolet Makes Me Sick(www.uvmms.com).
Una volta conclusa la bellissima esperienza della webzine per diversi motivi che non sto qui ad elencare, la mia testa annoiata ha pensato bene di impegnarsi nel progetto della fratto9 under the sky.
L’etichetta nasce quindi a cavallo del 2004-2005 con la coproduzione e collaborazione con la Zahr Records per l’uscita del disco dei Deep End. L’ispirazione forse data dalla Wallace, da Bar La Muerte, e da tutte le altre piccole e poche etichette che c’erano anche solo 5 anni fa, e poi la voglia di pubblicare materiale che magari altrimenti non sarebbe mai stato stampato. L’idea è sempre stata di non fare cdr, ma stampe serie, cercando al meglio di mantenere una linea musicale/editoriale. E forse ci fondo c’e sempre stata la voglia di mettersi in gioco, anche se nel piccolo e di confrontarsi. Tutto spinto sempre dalla passione e dall’amore per la musica…e poi in fondo ho scoperto di essere un catalogatore folle!!!


2) Come vengono decisi gli album? Da che parte l’idea per un’incisione?
Ad un certo punto ci si ritrova involontariamente con, e in in un giro di musicisti legati all’etichetta, e questo alle volte può andare bene, ma alle volte purtroppo non fa altro che stringere ancora di più il cerchio e relegare maggiormente la stessa etichetta. Forse te ne esci soltanto quando inizi a collaborare alla stampa dei dischi con altre etichette, ma anche il quel caso forse c’e da stare attenti a non collaborare sempre con le stesse. E’ un po’ come rappresentare questo tipo di mercato come una fetta di torta già di per se molto piccola, e doverne condividere le briciole…e poi se penso agli squali che ci sono e che cercano di contendersi quella briciola mi viene tristezza. Ma in fondo oggi come oggi non me ne frega più niente…


3) Quali sono i rapporti con musicisti?
Ottimi direi, li conosco tutti bene e spesso e volentieri ci siamo incontrati, ma per mia sfortuna sono quasi tutti molto distanti, quindi non sono mai tantissime le occasioni di vederci. Con alcuni (vedi Andrea Ferraris dei Deep End) sono finito col farci un disco assieme e poi anche pubblicarlo (Luminance Ratio)


4) Di quali dischi ti sei pentito e di quali ti senti orgoglioso?
Sarà banale, ma non mi sono mai pentito di nessun disco…e comunque non lo direi così apertamente 🙂
C’è stato un percorso nelle uscite della fratto9 molto naturale…ora sono molto più vicino al jazz, all’improvvisazione, alle avanguardie, alle ricerche…naturalmente sono sempre termini da prendere con le pinzette


5) Quali incisioni avresti voluto far uscire con l’etichetta, con chi avresti voluto collaborare?
Avrei voluto collaborare con Boring Machines e ce l’ho fatta…mi piacerebbe fare qualcosa con la Wallace, e prima o poi salterà fuori il progetto giusto…un disco recente che è uscito e che mi è piaciuto molto è stato ear&now
…ma alla fine, come dicevo prima, mi piace tutto il mio catalogo e sono contento dei gruppi con cui ho avuto a che fare. Con alcuni ci sarà sicuramente la pubblicazione di altro materiale, per altri sarà più difficile, visto che sono progetti che per un motivo o per l’altro non esistono più.


6) Come vedi la scena musicale italiana attuale?
Se prima mi facevo molte menate cercando di capire il perchè e il percome girano le cose, oggi cerco sempre di pensare più semplicemente che solo la perseveranza, la passione e la sincerità del progetto possono appagarti nel tempo. Nascono, muoiono e crescono etichette come fossero funghi, ma ben poche poi resistono….mi piace l’autoproduzione, in tutte le sue sfaccettatture, ma se fatta con cognizione e gusto. L’improvvisarsi è bello, ma va fatto con attenzione. Abbiamo ottimi gruppi, e altrettanto bei dischi, basta solo non fossilizzarsi sul fatto che siano italiani…il gioco più semplice è far sentire i dischi agli amici chiedendo loro la provenienza del suono…beh, si avranno belle sorprese, suppongo. E poi organizzo da 5 anni il Tagofest, che forse è la situazione più rappresentante della scena underground italiana…ti posso soltanto dire che sono passati sul palco del tagofest almeno 100 gruppi diversi in 5 anni, con alti e bassi naturalmente, ma altrettanti gruppi/progetti davvero degni di nota.


7) Come vedi la scena live italiana? E Quella internazionale?
Sono un fonico, o quantomeno mi spaccio per tale, e per diverso tempo sono stato dietro al mixer e sul furgone di gruppi come A Toys Orchestra, Franklin Delano, News For Lulu e ora con i R.U.N.I….e poi molte altre collaborazioni sporadiche. Devo dire che c’è anche gente capace di suonare in italia 🙂
….sicuramente c’è troppa esterofilia. forse può essere giustificata dal fatto che quello che giunge alle orecchie della maggior parte delle persone spesso sono gruppi spintissimi da alcune etichette che si spacciano per indipendenti e che propongono dischi che non valgono poi nulla. E quando ci si scotta la prima volta, se non si ha voglia di andare a fondo a vederne il motivo, non ci si avvicina neanche più all’acqua calda…di fondo c’è sempre anche un po’ poca fiducia da parte delle persone, e poi si muove sempre meno il culo per andare a vedere i concerti…


8) Progetti futuri?
Ho avuto la grandissima fortuna di aver avuto uno zio appassionatissimo di musica e di aver ereditato oltre a diverse chitarre, anche una bellissima collezione di dischi e di nastri registrati live a diversi concerti degli anni 80, quelli che ai tempi venivano chiamati bootlegs. Tra questi ci sono live di jazz tra cui Keith Tippets, Steve Lacy e poi molta psichedelia/prog/kraut dei tempi tra cui Embryo e Magma, e molte altre cose ancora…ecco, l’idea era di pubblicarne qualcuno nella serie “Private Works”.
L’omaggio a mio zio stà proprio nel nome dell’etichetta, visto che è titolo di un suo brano apparso nella compilaton curata da lui “Matita Emostatica”, manifesto del rock avanguardistico della scena Milanese degli anni 80.