Sara Lov ‘Seasoned Eyes Were Beaming’

(Nettwerk 2009)

Debutto in solitario per la metà femminile di quella medaglia d’oro del dream – pop dell’ultimo decennio che risponde al nome di Devics. Sara Lov (la e non è mancante e sì, è il suo vero nome) dà vita ad un album che non si discosta troppo dagli ultimi lavori del suo progetto principale (e il fatto che il suo compare Dustin O’Halloran firmi tre delle canzoni di questo album è un ovvio segno in questa direzione), virando però più marcatamente verso il nuovo cantautorato femminile degli anni Duemila: My Brightest Diamond, Keren Ann, Cat Power, St. Vincent i primi riferimenti a saltare in mente ascoltando le leggiadre e soffici melodie dell’artista losangelina.

Just Beneath The Chords, la prima delle canzoni scritte a quattro mani con Mr. O’Halloran, apre il disco sulle note cristalline del piano che accompagnano la voce sibillina della Lov. La successiva Frankie ondeggia e volteggia tra le corde di archi, chitarre e pianoforte. A Thousand Bees è una morbida ballata urlante, in bilico tra il ricordo di un passato doloroso e il desiderio di andare avanti. New York, seconda traccia “o’halloraniana”, è un rigagnolo sottile e delicatamente ipnotico che fa da ponte verso Old Friends, cover di Simon & Garfunkel, gelidamente solare come un mattino innevato d’inverno. La title track torna ad assaporare un folk – pop più tradizionale con tanto di ritornello verso cui tendere l’orecchio. La terza collaborazione con O’Halloran dà come frutto Animals, dimessa cantata a due voci (quella maschile è di Alex Brown Church dei Sea Wolf) sulle lezioni imparate da una storia d’amore finita male. Touched è una marcetta rumoristica raffinata e dolcemente oscura. Tell Me How culla sulle ali di un dolore che, pur se superato, ancora morde l’animo della dolce Sara. Chiude il disco Fountain, struggente parallelo acqueo che ci immerge nel cuore disperato dell’artista americana.

Un lavoro con la quale la Lov si mette a nudo, che svela un io sopito che evidentemente non riusciva più a rimanere circuito nei limiti dei Devics. La produzione di Zac Rae (già a lavoro con Fiona Apple) e il mixaggio di Darrell Thorp (Radiohead, Beck) dà robustezza al disco senza intaccarne la sofficità minimale, il calore che sprigiona, quello di una ragazza che si racconta al mondo. Un racconto toccante, un nuovo inizio per la cantautrice di origine hawaiana.

Voto: 7

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