AA. VV. ‘Signal To Noise Vol.6’

(For 4 Ears 2008)

La serie “Signal To Noise” giunge al proprio
capolinea.
Sei volumi sfolgoranti, una serie di uscite
costantemente sorrette da un livello d’ispirazione
impressionante.
Lucidità e risolutezza (oltre che
padronanza assoluta dei propri mezzi…).
L’escursione asiatica
per la For 4 Ears è stata veramente una manna dal
cielo.
Senza dubbio l’intera collana è fra le migliori
pubblicazioni dell’etichetta elvetica e, fra i pesi massimi in campo
elettro/acustico, digitale/analogico, editi negli ultimi due
anni.
Lavori costantemente impregnati di una visione unitaria;
solida ed ammaliante (pur nella propria complessità…).
Questo
sesto capitolo finale è da annoverare fra i più
riusciti in assoluto.
Jason Kahn, Tomas Korber,
Norbert Möslang
e Günter Müller, si ritrovano ad
incrociar la new wave degli improvvisatori di Seoul (Hong Chulki,
Ryu Hankil, Choi Joonyong, Bae Miryung,
Jin Sangtae e Sato Yukie.).
Fra synth
analogici, percussioni, chitarre, elettronica assortita, cracked
everyday, ipod, mixer in feedback, orologi, cd player, laptop e
radio, si delinea un universo meccanico in continuo movimento
autonomo, s’immaginano enormi e complicati ingranaggi in azione
notturna.
La presenza dell’uomo ai comandi, solo un ricordo
sbiadito nel tempo.
Macchine in riproduzione asessuata, che
parlano, cantano e cigolano, stridenti e gioiose.
Isolazionismo,
squarci droning alieni ed alienanti, noise subliminale e ritmiche
rugginose/inceppate.
Tenebroso e disperatamente vitale, un
continuo, fitto dialogo, in costante bilico fra rumore e
silenzio.
Letteralmente da spellarsi le mani.
Il suono di una
diga prossima al cedimento strutturale.
Otto a questo volume; nove
all’intera serie.
Cercate di venirne in possesso.

Voto: 8

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