Janek Schaefer ‘Alone At Last’

(Sirr-ecords 2008)

Eletto miglior compositore britannico del 2007, in questi giorni, indaffarato nella presentazione errante del dvd sull’ultima installazione, “Extended Play”, rivolta a tutti i bambini sopravvissuti alle guerre moderne – dal secondo conflitto mondiale sino alla cruenta e interminabile parentesi irakena – Janek Schaefer attraversa un ciclo di positività creativa (anche se sono portato a supporre si tratti sostanzialmente di fresca-apertura-mentale) poco comune.

Il genietto londinese del try-phonic turntable (invenzione creata ispirandosi al lavoro del maestro Philp Jeck, in particolare con l’opera “Vinyl Requiem”, ove si possono suonare in tempo reale e contemporaneamente tre diversi vinili alla volta, ognuno con una specifica velocità) ha trovato il tempo anche per compilare questa magnifica raccolta. “Alone At Last” è un conglomerato di otto composizioni scritte nell’arco di tutta la carriera: dai primi live datati 1997 ad una serie interessantissima di pezzi dall’origine poliglotta che lambiscono il biennio 2006/2007.
Rarità, brani tramati per compilations a tiratura (ultra) limitata, da tempo scese nell’oblio del sold-out, installazioni e sperimentazioni attuate seguendo input differenti e accostamenti ‘strumentali’ ovviamente non convenzionali, creazioni segrete custodite a chiave nel cassetto e manifestazioni (sonore) d’amore composte per festeggiare la gaia nascita della piccola Scarlett, la primogenita di Janek…
Spazi-di-suono molto (ob)lunghi e complessi, costipati in tempi sintetici solo in rarissime occasioni, non di meno importanti: la sintesi estatica di End Of Hope And Glory (un minuto di pura quiete ‘dedotto’ – pare un’assurdità – dal ri-trattamento del 78 giri marchiato Shellac, “Land Of Hope And Glory”) e il sunto freak-art-collage schizzato in Ever Ending Story, sessanta secondi di concretismo bizarre raggiunto dal mix di samples pescati nel cuore di un cortile e l’uso del primissimo try-phonic sfoggiato dal vivo nella notte dei tempi dei novanta.
Open-music meravigliata & meravigliosa pensata a colpi di vecchi vinili e field recordings, entrambi orientati a pescare a 360° nell’interminabile universo dei suoni-rumori-versi-parole: da quelli naturali, come la pioggia, ai ripescaggi cinematografici (si sentano le voci calienti e spagnole con tanto di chitarra flamenco di Come On Up… ed i campioni più mirati sul film francese “Alphaville” per Boulevard Peripherique); dai (con)citati collage zampillati dal try-phonic ai restauri di polverosi loop risalenti ai padri fondatori Leo Theremin e Henry Cowell (All Bombing Is Terrorism).
In dieci anni e poco più è stato già scritto un autentico pezzo di storia della border-music.

Ringrazio personalmente la lusitana Sirr per aver rianimato da un definitivo corto circuito tutta questa infinita bontà.

Voto: 8

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