The Zen Circus & Brian Ritchie ‘Villa Inferno’

(Unhip Records 2008)

Dopo tanto vagare su e giù per lo stivale e altri tre lavori alle spalle, il trio pisano prova il salto internazionale con un disco ben riuscito, ma anche con dei limiti. I tredici brani di “Villa Inferno” si ascoltano con piacere, dato che scorrono, ma hanno difficoltà ad incidere e a rendersi incisivi. Il problema è anche che con tutti i nomi coinvolti ci si sarebbe aspettato qualcosa di più.
A cominciare dal coinvolgimento di Ritchie, storico bassista dei Violent Femmes, che invece di limitarsi a produrre il disco si è lasciato prendere la mano e ha voluto anche suonare in studio (di tutto dal basso, al bouzuki, alle tastiere, ecc.) e dal vivo, diventando il quarto membro del gruppo. Poi non si sa per quali misteriosi motivi i tre hanno coinvolto anche le sorelle Kim e Kelley Deal, per i meno avvezzi, la prima è stata la bassista dei Pixies e poi con la sorella ha fondato le Breeders, che hanno prestato le loro corde vocali nell’ironica e smilza pop-punk Punk lullaby. Un altro nome altisonante che ha suonato è Jerry Harrison ex membro dei Talking Heads, che ha suonato proprio in Wild wild life, una cover del gruppo capeggiato da David Byrne.
Giungendo in Italia Giorgio Canali si è occupato della produzione delle voci dei brani cantati in italiano: Figlio di puttana molto stile Rino Gaetano sia nel testo che nel cantato, la marcia balcanica Vana gloria e la malinconica ed arrogante Vent’anni, oltre a quella in francese Les tantes de la dimanche che sa molto di Violent Femmes. L’ultima grande partecipazione da citare è quella dei Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che si è occupato della realizzazione del cartone animato del video di “Punk lullaby”.
I Zen Circus come sempre instabili non contenti di tutto ciò hanno voluto esprimersi in serbo-croato nel folk balcanico Narodna pjesma. Colpisce ed emoziona, invece, l’omaggio a Bob Dylan He was Robert Zimmerman per gli arrangiamenti così in linea con l’uomo di Duluth, tali da far invidia a Francesco De Gregori.
Le premesse ci sono tutte per fare in modo che il trio, pardon il quartetto, possa fare un lavoro memorabile, non solo in ambito indie.

Voto: 7

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