The Tall Ships ‘Paint lines on your glasses look up at the stars and play them as notes’

(Minority Records/Five Roses 2006)

A rigor di logica da un album con un titolo del genere non ci si può aspettare musica di bassa lega. E infatti il primo long playing della premiata ditta Kuhn (ex Don Caballero) – Conwell è un distillato purissimo di alcuni dei migliori momenti che l’indie statunitense aveva saputo offrirci negli anni ’90. I due leader, che si alternano alla voce, sono costantemente coadiuvati da un drumming spigoloso (ma non troppo): si riscontra pertanto un filo conduttore che lega “Paint lines…” alle classiche geometrie deviate di matrice chicagoana. Laddove però una band come i Jesus Lizard faceva del sarcasmo più esasperato il suo marchio di fabbrica, i Tall Ships stemperano la tensione con un approccio più ironico e rilassato, soprattutto dal punto di vista vocale (Deconstructing Company). Forti debiti per quanto riguarda il lato compositivo anche nei confronti di Blonde Redhead e Slint, come si evince da 3rd Sound Helium. Da segnalare inoltre Faith Of My Stars (deliziosi i fiati) , la strumentale The Sound Of Shaking e Darling downs, distinguibile fra le altre dalle accattivanti seppur docili chitarre in uptempo. Un sana boccata d’aria fresca in un panorama congestionato da troppe imitazioni (dove cazzo sta la fantasia!) e scheletri nell’armadio.

Voto: 7

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