Emily Hay / Marcos Fernandes ‘We Are’

(Public Eyesore 2005)

Emily Hay è una streghetta buona, Emily Hay è una streghetta cattiva
cattivella.
Emily Hay è una bionda cantante, flautista, pianista; rompiscatole elettronica.
Chi si ricorda del suo precedente “Like Minds” saprà di cosa
parlo.
Marcos Fernandes dal canto suo non è che sia di meno rompiscatole (fra
breve tratteremo anche del suo nuovo lavoro in compagnia di Haco, Hans
Fjellestad
e Jacob Riis; promesso!).
Percussioni, field recordings ed elettronica stropicciata varia sono il suo pane
quotidiano.
Entrambi gravitano nell’orbita del collettivo agitato californiano Trummerflora
(procuratevi lo spettacolare “Rubble 1” su Accretions;
per favore!) che raccoglie tutta una serie di scellerati artisti multi
disciplinari parecchio scossi.
“We Are” rispetto al precedente lavoro della Hay è opera nettamente
più sinistra e cupa, impro vocali e percussivi che puzzano
di oriente lontano un miglio, ninna nanne mongole in libera uscita cubista, ectoplasmatiche
lande di elettronica innervosita; planante e stonata dalle continue intrusioni
acustiche.
A tratti sognante ed ammaliante, a tratti brutale e vizioso; un’ombrosa circolarità
ad aleggiare sul tutto.
Lisle Ellis al basso (ammirevole!), Ellen Weller al sax ed al flauto
e Al Scholl alla chitarra partecipano con sommo gaudio al generale sgretolamento
neurale.
Impro mentalmente bombardata che scalcia ed avvince, farneticante e contorta
a volte; ma lasciate che questi suoni spigolosi trovino la loro naturale collocazione.
Vi ritroverete tra le mani pezzi poco meno che splendidi da farvi emettere più
di qualche grugnito di animalesca soddisfazione.
L’iniziale sciamanica We Are, la disastrata evocazione esoterica di Liturgy
of Sound
, Hibiki ed il suo giocare di rimbalzo, le pulsazioni elettroniche
da dopo bomba di Emergence, la circolarità metallica cigolante miagolata
in Late Night Call, i notturni scuotimenti jazz di Inside The Box(umori
Slapp Happy al chiaro di luna), l’ottusità incubica di Pond
(industrial jazz esoterico calpestato?); la sua gemella disturbata Belly Of
The Craft
(stordente!).
Cazzo!
Ho citato otto pezzi su dodici (e gli altri quattro non sono da meno degli altri)!
Che cosa vorrà dire?
Azzardo un’ipotesi.
Questo disco è bellissimo.
(Emily Hay; IO TI AMO!)

Voto: 8

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