Vashti Bunyan ‘Lookaftering’

(Fat Cat/Wide 2005)

36 anni non sono pochi ed anche il musicista più ‘sfigato’ troverebbe il tempo per fabbricare nel corso della sua carriera, almeno, quei 4, 5, 6 dischi… importanti e meno belli, quello, è un altro discorso.

Una corrente in cui si butta, facendosi trasportare senza opporre resistenza, la maggioranza degli artisti: speranzosi e fiduciosi di solcare, prima o poi, i piani alti del successo; la notorietà è uno di quegli elementi che non fa gola solo al musicista, ma interessa l’uomo in generale, fin da quando questo mosse i primi passi sulla terra.
Un discorso, forse, risaputo ma utile per carpire la natura diametralmente opposta sita in Vashti Bunyan che in quella cifra, 36, ha visto gli anni di attesa dal primo al secondo disco.
“Just Another Diamond Day” è il lavoro che incarna l’origine, registrato in pieno 1969 con il supporto di un succinto quartetto e con lo zampino fondamentale di Joe Boyd: eminente produttore del folk-rock britannico, il quale contribuì alla vita di Soft Machine, dell’Incredible String Band e dei Fairport Convention, solo per citare i più famosi.
Tra parentesi, è merito anche della ristampa avvenuta nel 2000, dopo un lungo oblio, di questa perla se la voce di Vashti ha ricominciato a destare interesse tra il pubblico e ad incantare (quasi tutte) le nuove leve del folk americano, inglese…

Tra le collaborazioni più recenti vi sono quelle con Devendra Banhart e Simon Raymonde, ma a riportare ‘prepotentemente’ la female-Bob Dylan (uno dei soprannomi coniati all’epoca dalla stampa musicale) nell’arena discografica è stata l’amicizia stretta con gli Animal Collective che in un loro ep, “Prospect Hummer” – di qualche anno fa, recarono un posto d’onore alla chanteuse, come chiara ospite vocale.
Stabilizzatasi a Edimburgo, dopo aver girovagato per numerose comunità hippye sparse per il mondo, Vashti approda a “Lookafterning”: secondo capitolo partorito con l’aiuto di Max Richter -compositore post-classico- e con la collaborazione di alcuni tra i più originali musicisti folk contemporanei; si possono annoverare all’impresa il nome di Devendra, Adem Ilhan, Adam Price, Robert Kirby, Otto Hauser, Kevin Barker e per concludere anche la fiabesca arpa di Joanna Newsom.
Si slitta per arie assopite ed incantate (Lately) così come vengono intercettati attimi di unione tra un’arpa trasparente ed un vibrafono cristallino (Here Before, Agaist The Sky)… ci si scontra sofficemente ad una voce nordica ed evocativa, miscelata a motivi country folk (come sopravviene in Wayward) oppure dove è preda di un piano malinconico e retrò (Hidden).
Si avverte nella maniera di cantare della Bunyan uno spirito meno introverso e più sopito di Shirley Collins, le sue armonie evocano oggigiorno i motivi di una Josephine Foster e Veda Hille.
Impossibile, quanto stupido, descrivere passo-passo tutto il cd in tutti i suoi dettagli: verrebbero fuori delle emozioni soggettive e quindi legate unicamente al sottoscritto. Le 11 canzoni schiuse da “Loofafterning” vanno giudicate dal singolo individuo, in questa sede è stato più utile e divertente ripercorrere per quanto possibile la storia di un’artista fuori da tutte le consuetudini.
Un disco di semplice e geniale musica folk che forse non arriverà ad eguagliare la bellezza di “Just Another Diamond Day” ma che riporta in auge una voce che credevamo fosse stata persa per sempre ai tempi del folk di Donovan, Joan Baez e Bob Dylan.
Ben tornata.

Voto: 10

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Autore: mariacenci@alice.it