Kyle Dawkins ‘Walls Became The World’

(Solponticello
2005)

Non so se qualcuno si ricorda il fantastico disco di
Erik Hinds, originalissima riscrittura in chiave folk del
classico “Reign In Blood” degli Slayer, nonché
una delle mie cose preferite dello scorso anno. Bene, ora per la
stessa Solponticello esce questo disco di Kyle Dawkins,
principalmente chitarrista e banjoista (si dice così???),
membro del Georgia Guitar Quartet, e la tendenza della label a
sfornare opere ad elevato tasso di creatività sembra essere
confermata. Se vogliamo subito affibbiargli un’etichetta, la parola
folktronica scappa prontamente e banalmente dalla tastiera del
computer e assieme ad essa il nome dei The Books, geni pressoché
indiscussi del genere. In realtà c’è molto di più
per un disco che nel suo scorrere scatena una marea di suggestioni,
echi e rimandi: la musica tradizionale degli Appalachi,
Fourtet, Robbie Basho, Morricone, Foetus,
Godspeed You Black Emperor
,
tanto per citare i primi nomi che mi vengono in mente. Al primo
ascolto emerge subito una sorta di schizofrenia compositiva, sembra
che ogni brano non riesca a proseguire sullo stesso binario se non
per pochi istanti, mutando e sviando continuamente in un susseguirsi
di beats elettro, fingerpicking selvaggio, stantuffare industrial,
incursioni pianistiche, sprofondare di violini, voci campionate e
field recordings. A dispetto del titolo, di triste attualità
poltico-sociale, qui i muri vengono fatti letteralmente crollare, e
con veemenza. Non fatevi ingannare dall’inizio lento e struggente di
Prelude
, pianoforte accarezzato con tanto di vocals svolazzanti
a contorno, poichè nulla potrebbe essere più
fuorviante. In realtà però il controllo c’è,
anche se emerge, forte e chiaro, solo dopo aver reinserito più
volte il cd nel lettore. D’improvviso tutto appare lampante, si capisce
che nulla è lasciato al caso, che ogni cosa ha una sua coerenza e
continuità melodica e sta esattamente lì dove deve
stare, come il pezzo di un puzzle. Se non temessi di essere
frainteso, potrei dire che alla fine il tutto assume forme
quasi pop, anche in virtù dell’approccio giocoso ed
effervescente dell’autore, e finisce per risuonare a lungo nella
memoria anche ad ascolto concluso. Un potentissimo antidepressivo da
assumere senza controindicazioni.

Voto: 8

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