Sickoakes ‘Seawards’

(Type Recordings/Wide 2006)

Quattro amici svedesi si incontrano con 2 chitarre, un basso e un sax in una vecchia fabbrica di dolcumi nel lontano 1999. Da qui riescono a tirar fuori in poco più di 6 anni un suono che pesca nella miglior psichedelia e nelle recenti mutazioni del post-rock. Dopo una miriade di singoli, EP e concerti in giro per il loro paese, tornano in studio e riescono finalmente ad incidere in un disco le loro impressioni, così distanti, così filmiche, così inevitabilmente aperte, come gli spazi di cui possono godere gli occhi intorno al circolo polare.

La loro proposta parte con una chitarra che fa subito il verso ai Pink Floyd conditi con echi lunghissimi, con drones cullanti (Driftwood) verso una terra sognata, sospesa epicamente su lunghe distorsioni in sintonia con i primi lavori dei nostrani Giardini di Mirò. La lunga serie di suites per chitarre non stanca, anzi, sembra essere l’unico anello di congiunzione tra un manierismo post-rock ormai fossilizzato in inutili stilemi autoreferenziali e un’epicità che spesso viene considerata solo rimpianto di un’ipotetica età dell’oro-rock.

In Oceans on Hold si sente anche il riflusso delle chitarre degli U2 wave, delle ripetizioni ossessive dei 65 Days of Static, dei crescendi esplosivi dei Mogwai o delle scordature accordate dei Sonic Youth. Il ‘lato B’ dell’album è un lunghissimo pezzo in due parti (della durata di quasi 28 minuti) che riassume l’epicità in un richiamo ad atmosfere di sogni pastello, di barche su porti da raggiungere in assoluta tranquillità, quasi come la ricerca del sè in Apocalypse Now.

Una band assolutamente adatta a tutti gli amanti delle musiche da film e ai post-rockers in relax. Ottimo esordio.

Voto: 8

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