Alejandra Pizarnik ‘La Contessa Sanguinaria’

 

 

 

 

 

 

 

Di  Paola Barulli
barpao1977@libero.it

Non leggete quel libro!! Parafrasando il celebre film, vi do lo stesso consiglio!!
Se siete troppo sensibili, delicati di stomaco e via dicendo, rinunciate!!
Quando mi è stato rifilato il volumetto, (grazie Manu…a buon rendere!!), non immaginavo minimamente in cosa mi ero imbattuta!! E’ un romanzo?? No!! E’ un thriller?? No!! E’ un fumetto?? No!! E’ un porno?? No!! Ma a tratti ne ho dubitato.
E’ la storia nuda e cruda trae “ispirazione” dalla peggiore serial killer in circolazione dal secondo millennio ad oggi: Erzsebet Bàthory. Avete presente la strega di Biancaneve e i sette nani? Ecco: pare che i fratelli Grimm si siano ispirati proprio alla “belva di Csejthe” per la loro “incantevole strega”! Solo che lei di incantevole…aveva decisamente poco. A parte l’aspetto.
Bella, bellissima, diretta discendente del re di Polonia, sposa di un vecchio conte a soli 15 anni, Erzsebet vive isolata e protetta dal mondo in 1 splendido castello sui Carpazi. Siamo nel 1600, in un Ungheria ancora semibarbara e “sconosciuta” ai lumi della civiltà, dove l’occultismo generato dalle tradizioni e dalle credenze popolari trova terreno assai fertile nella mente probabilmente già disturbata dell’annoiata contessa, (le sue biografie parlano di continui e dolorosissimi mal di testa a cui fu soggetta dalla nascita). Supportata da tre dame di compagnia e un nano di corte, Erzesbet da sfogo a tutta la sua follia facendo rapire e torturando personalmente, nelle segrete del castello, centinaia e centinaia di fanciulle, (da dei documenti risulta che la cifra arrivi persino alle 650 ragazze adolescenti in ca 30 anni!!), e arrivando, addirittura a bagnarsi nel loro sangue per la folle narcisista convinzione di aver trovato l’elisir di giovinezza. E come nella favola di Biancaneve, anche in questa truce e triste storia, la strega cattiva non fa una buona fine. Al posto dei nani, però, ci pensa un tribunale che la condanna ad esser murata viva in una torre del suo castello, mattatoio impenitente per troppo tempo. Muore all’onorevole età di 54 anni, un’età di tutto rispetto se pensate che la vita media dell’epoca si aggirava attorno ai 40!!
Se neanche queste poche righe vi scoraggiano dal leggerlo allora, visto che lo fate a vostro rischio e pericolo, vi aggiungo anche questo:
la scrittrice usa un linguaggio decisamente spiccio e al contempo affascinante. Non nasconde nulla degli avvenimenti, (ma se ne avesse risparmiato qualcuno da romanzo porno, sarebbe stato meglio), cercando di restare fedele alla vicenda storica di silenzio, morte e crudeltà.
Qualcuno ha letto tra queste righe un vero e proprio presagio alle desapariciones sudamericane, (la Pizarnik  è argentina e il romanzo è stato dato alle stampe nel 1971, in pieno regime militare). In ogni modo, pagine che difficilmente riesci a rimuovere.