Lichens ‘The Psichic Nature Of Being’

(Kranky/Wide, 2005)

Lichens
è il moniker dietro al quale opera Robert Lowe, già
bassista e cantante nei 90 Day Men, adesso al suo esordio in
solitudine. Dimenticate l’art-rock post-punk del gruppo madre perchè
qui non ce n’è traccia alcuna. Coerente con lo stile a cui la
Kranky, che pubblica il disco, ci ha abituato, siamo dalle
parti di musica che insegue le derive ambient-isolazioniste di
gruppi quali Labradford e Stars Of The Lid. In realtà
ci sono però delle differenze sostanziali, poiché
tutto è imbevuto di quel mood folk, psichedelico e lisergico,
già riscontrato nei Sunburned Hand Of The Man, Six
Organs Of Admittance,
Sunroof e chi più ne ha, più
ne metta. Tre lunghe improvvisazioni registrate da Lowe in presa
diretta, senza alcuna forma di post-editing. Protagonisti delle
musiche, la voce e la chitarra, che assolvono ruoli complementari: la
prima accumula e stratifica tensioni, la seconda funge da valvola di
sfogo e catarsi. Prendete la prima traccia Kirilian Auras,
un clima soffocante e lisergico, con la voce ridotta a puro suono
wordless, canto raga al rallentatore, processata con effetti di delay
e mandata ossessivamente in loop. Dopo un pò l’ambiente sembra
essere infestato dallo spirito di qualche sciamano indiano in trip da
peyote che si aggira tra banchi di fitta nebbia. Ma ecco che giunge,
salvifica, la chitarra, note in fingerpicking Fayehano, tenui
raggi di sole a diradare la coltre accumulatasi. Segue lo stesso
schema, non fosse per l’apparire di una voce più normalizzata,
anche la seconda traccia Shoreline Scoring. Assolutamente
folle il titolo del brano che chiude il trittico, You Are
Excrement, You Can Turn Yourself Into Gold
, lunghissima session
dal feeling desertico scandita tra l’altro da percussioni trovate,
feedback e drones. In definitiva un disco interessante e ipnotico,
anche se penalizzato da una eccessiva stasi e ripetitività dei
temi proposti.

Voto: 7

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