Festival Trasporti Marittimi

Festival Europeo Itinerante Di Musiche Trasversali. 8, 9, 10 Febbraio 2006 Pescara. Il Programma Completo. Click Per Infos.

Festival Trasporti Marittimi

Festival europeo itinerante di musiche trasversali

 

8, 9, 10 & 11 febbraio 2006 – Pescara

 

Con l’intervento della Regione Abruzzo

Assessorato alla Cultura

e il patrocinio del Comune di Pescara

Assessorati Cultura / Turismo e Grandi Eventi / Ambiente / Sport

 

Entrata libera.

 

 

 

PROGRAMMA:

Per fotografie di stampa, scrivere a info@trasportimarittimi.net

 

MERCOLEDI’ 08 FEBBRAIO 2006

Grand-Opening al WAKE UP ! CLUB – via Andrea Doria – Pescara. Ore 20.00.

Entrata libera.

 

Con:

–          3/4 HAD BEEN ELIMINATED (I)

–          VELMA (Svizzera)

–          Dance-Hall con DJ TAUFIK AL FIRANSYY (Tunisia)

 

GIOVEDI’  09 FEBBRAIO 2006

Pattinodromo Comunale – Via Maestri del Lavoro d’Italia – Zona Gesuiti, Colli – Pescara.

Ore 20.00.

Bar & ristoro.

Entrata libera.

 

Con:

–          CUBA KABBAL + DJ DSASTRO (I)

–          ARDECORE (I)

–          BAUSTELLE (I)

–          Dance-Hall con DJ TAUFIK AL FIRANSYY (Tunisia)

 

VENERDI’  10 FEBBRAIO 2006

Pattinodromo Comunale – Via Maestri del Lavoro d’Italia – Zona Gesuiti, Colli – Pescara.

Ore 20.00.

Bar & ristoro.

Entrata libera.

 

Con:

–          PSYCHOLIVOS (I)

–          UNITED MOVEMENT (Austria)

–          HELL DEMONIO (I)

–          L’ ENFANCE ROUGE  (Francia)

–         Dance-Hall con DJ TAUFIK AL FIRANSYY (Tunisia)

 

SABATO  11 FEBBRAIO 2006

Grand Finale – Pattinodromo Comunale – Via Maestri del Lavoro d’Italia – Zona Gesuiti, Colli – Pescara.

Ore 20.00.

Bar & ristoro.

Entrata libera.

 

Con:

–          SERIAL KREEPERS (I)

–          VUNENY (Bosnia-Erzegovina)

–          MARTIN REV (ex-SUICIDE, USA)

–          Dance-Hall fino all’alba con DJ crew CONTAMINATED POPULATION + HATE CORPORATION (I)

–          Ore 01.00 – Wake Up, Via Andrea Doria – Party conclusivo con MamaKiller Dj Set

 

 

 

Infolines:  333 1019110 / 338 2591834

www.trasportimarittimi.net

 

Powered by IndieRocket (I)

www.8records.net/rocket

 

Con l’intervento della REGIONE ABRUZZO

Assessorato alla Cultura

e il patrocinio del  COMUNE DI PESCARA.

Assessorati Cultura / Turismo e Grandi Eventi/Ambiente/Sport

 

 

 

 

PROGRAMMA DETTAGLIATO & BIOGRAFIE

 

Per fotografie di stampa, scrivere a info@trasportimarittimi.net

 

 

MERCOLEDI’ 08 FEBBRAIO 2006

▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬▬

Grand-Opening al WAKE UP ! CLUB – via Andrea Doria – Pescara. Ore 20.00.

 

Con:

– 3/4 HAD BEEN ELIMINATED (I)

– VELMA (Svizzera)

– Dance-Hall con DJ TAUFIK AL FIRANSYY (Tunisia)

 

Entrata libera

 

 

3/4HadBeenEliminated (I)

 

3/4HadBeenEliminated è il gruppo fondato a Bologna nel 2002, da Stefano Pilia, Claudio Rocchetti, e Valerio Tricoli. Nel 2004 la line-up si è estesa al batterista Tony Arrabito, già collaboratore del trio sin dagli esordi.

 

3/4 e’ il punto di incontro dei diversi e condivisi interessi dei suoi membri: l’improvvisazione elettroacustica-analogica, il neo-minimalismo e il drone, la ricerca sulle qualità sonore di “found objects”  amplificati, la psichedelia, l’uso non convenzionale dei dispositivi di diffusione elettroacustica. Obiettivo del gruppo è l’indagine degli aspetti performativi, teatrali ed “ecologici” dell’evento sonoro, e delle loro mutue interconnessioni, confermando una certa urgenza “teatrale” della performance live, rispetto sia alla passività della classica ricezione acusmatica, sia alle impettite performance elettroniche cameristico/accademiche. Priviligiando un approccio “site specific” all’improvvisazione elettroacustica, accade che il live di 3/4HadBeenEliminated sia

fortemente determinato  dal contesto fisico e sociale dello spazio che ospita l’evento, il quale muta, sostanzialmente, l’ immaginario sonoro  e l’approccio della band.

 

Allo stesso modo le loro produzioni musicali su supporto sono caratterizzate da una specifica e consequenziale progettualità: l’esordio “3QuartersHadBeenEliminated (cd, bowindorecordings 2004)  svela il manifesto delle diverse influenze musicali ed estetiche del gruppo lungo un ciclo sonoro di sette composizioni; il successivo “A Year Of The Aural Gauge Operation” (cd, Hapna 2005) privilegia l’improvvisazione live della band che, attraverso l’interazione di strumenti elettronici ed acustici e in un contesto in cui lo studio di registrazione stesso e lo spazio in cui

avviene l’interazione vengono considerati e trattati in tempo reale come strumenti musicali, realizza una poliedrica sintesi psichedelica di songwriting elettroacustico.

 

“A volte un nuovo disco arriva come un dono inaspettato. Liberi da costrizioni e incuranti di ogni must all’indomani di un promettente album d’esordio nell’ambito della sperimentazione radicale e

dell’improvvisazione, i 3/4HBE riescono a stupire e lo fanno nel migliore dei modi. Stefano Pilia, Claudio Rocchetti, Valerio Tricoli (a cui si aggiunge il batterista Tony Arrabito, già ospite del primo album e di diversi live) non hanno paura di contraddirsi ma, per dirla  con Walt Whitman, dimostrano di “contenere moltitudini”. In altre parole realizzano, a modo loro, l’album rock. Pur conservando il bagaglio di suoni-fantasma, drones e distese malinconiche, ritmi implacabili, samples pungenti impiegato nel primo disco, in questa occasione i 3/4 danno libero sfogo a pulsioni precedentemente inespresse e creano una raccolta di brani, in alcuni casi mini-suite di dieci minuti, in cui prevalgono l’elemento “suonato” e un lirismo sommesso. Basti ascoltare la traccia di apertura Widower, la sua melodia che si manifesta senza troppi preamboli e gli squarci di una voce solitaria che risuona lontana, poi trasfigurata in una costellazione di effetti percussivi; oppure Labour Chant, con i suoi cori cupi e sospesi, samples che ricordano i momenti più introversi di Philip Jeck, un incessante gorgoglio sonoro di concretismi e cascate noise che sfocia nella suspense di arpeggi staccati e sussultanti; i riff di chitarra vagheggiati in As Of Yore, sepolti in un mare di field recordings da cui emerge un gemito straniante. Nel corso del disco troverete spesso voci che aleggiano tra residui sonori (Shifting Position), frammiste a crescendo di chitarre o racchiuse in un mare di  risonanze memori del Grand Cinema di Dean Roberts (Wave Bye Bye To The King), raccolte in cori sghembi, ibridi di drone-folk stellare (Monkey Talk). Ogni Brano è intarsiato di raffinatezze sonore e dettagli preziosi; a volte vi sembrerà di trovarvi nelle lande brumose esplorate dagli Organum, in altri momenti le architetture corali riecheggiano della psichedelia più travolgente. Soprattutto – al di là di ogni possibile discendenza reale o immaginaria – ci sono quattro musicisti, e un disco, dalla personalità straripante. (8). Daniela Cascella, Blow Up #89″

 

www.shiftingposition.org

www.hapna.com

 

VELMA (Svizzera)

 

Chi ha sostanza da vendere sono i Velma, splendido terzetto Ginevrino. Brandelli di canzoni che appaiono e scompaiono in rapida successione: post-pop che culmina spesso in 45 secondi di sfacciati e meritatissimi applausi. O i cinque minuti soli, ma con dentro talmente tante idee. I Velma condensano la loro etica e la porgono in una musica che attraverserà generi e umori con assoluta disinvoltura.

 

Il loro “pop” è una questione di atmosfere e sensazioni. Prevale una strutturazione astratta dei suoni, per certi versi vicino a ciò che è stato fatto in tempi e ambiti diversi da Tarwater e To Rococo Rot, ma il loro sguardo si spinge ancora oltre.

 

Teatralità piena, melodie di struggente bellezza, una inesauribile voglia di esplorazione nei territori della pop/elettronica che ribadisce l’innata capacità dei Velma di rendere fruibili e in un certo senso leggere anche le istanze più sperimentali che li animano.

 

Esercizio cinematico astratto a compiuta pop song in una perfetta compenetrazione acustica/elettronica. Un percorso che conferma la maturità e l’enorme talento raggiunto dai Velma.

 

La band è riuscita a ritagliarsi uno spazio decisamente importante nel panorama del trip-hop e dintorni (lo chiamiamo così per evitare etichettature alla “electro-pop-folk-noisy” che vogliono dire tutto e niente) procurandosi anzitutto un bel contratto in California (Emperor North Records) e la possibilità, tutt’altro che scontata per una band svizzera, di partire per brevi minitour americani, inglesi e francesi e ritrovare ogni volta, soprattutto in Italia dove pubblico e critica hanno sempre riservato commenti appassionati, una fedele schiera di fan entusiasti.

 

Dopo quasi due anni di pausa Christian Garcia, Christophe Jaquet e Stéphane Vecchione sono tornati in studio per registrare quella che, ufficialmente, è la loro quarta fatica artistica. Un lavoro di ottimo livello che si rivela nervoso, claustrofobico (per volere stesso dei musicisti) assolutamente notturno, onirico ed irreale arricchito non poco dalla fantasia di un produttore del calibro di Mark Van Hoen (a.k.a. Locust) che, nel mondo dell’elettronica, è considerato come un vero e proprio guru chiamato in corte, non a caso, addirittura dai Mojave 3. Una musica ipnotica, in tensione ed in continuo crescendo che viene portata sino al limite e sino all’esplosione. Metropolis (tributo ai Motörhead) e Voices Of The Ether (che consolida l’ormai lunga collaborazione con Dälek) sono ottimi esempi in questo senso anche se i migliori momenti dell’album appaiono arrivare dai nove minuti di Private Perfection.

 

In dieci anni di carriera, i Velma si sono guadagnati (per merito) il titolo di “innovatori” e d’irriducibili sperimentatori.

 

Press-cut :

“Quanta curiosità suscita ascoltare band che provengono da luoghi che non siano i consueti del panorama musicale come Inghilterra e Usa. Per non parlare poi della sorpresa che nasce dopo l’ascolto di lavori assolutamente sopra le righe e originali come quello realizzato dagli svizzeri Velma, trio di musicisti che amano accompagnare le loro note ad altre forme d’arte, soprattutto visive. Le cronache raccontano di numerose performances per installazioni, cortometraggi, clip art, prove riuscite che si lasciano intuire anche ascoltando semplicemente un loro CD.

La musica è soffusa, curata nelle melodie quanto inquietante nell’incedere ripetitivo, un loop elegante paragonabile alle visioni psichdeliche, quelle più scure, dei Pram o Stereolab, salvo differenziarsi per il cantato maschile. Per spiegare i Velma si deve per forza riprendere il consueto esempio di musica come ideale colonna sonora per un film immaginario, dicitura scontata quanto mai attinente a suoni che sono quasi dei mantra che lasciano in trance l’ascoltatore.” Gianluca Polverari

 

http://www.velma.ch/

 

DJ Taùfik al-Firansyy (Francia/Tunisia)

 

Francese, nato in Viet-Nam, da genitori “pieds-noirs” del Marocco. E da sempre, Taùfik al-Firansyy non ha mai vissuto più di quattro anni nello stesso posto. Rabat, Saïgon, Paris, London, New York, Berlin, Amsterdam, Tunis, etc.

 

La sua actività “on tour” lo ha portato da Berlino a Cadiz, come da Tbilisi a Barcelona, e ancora più lontano. Taùfik è stato invitato in festival prestigiosi come Dokumenta in Kassel, e geograficamente come artisticamente ha esplorato più di una via musicale, dall’ethno alla musica classica contemporanea, dal jazz, dal punk alla musica maghrebina.

 

Nei clubs, il suo piacere più grande è ora un originale, elegante e selvaggia mistura di generi, dall’ India all’ Inghilterra, dal Marocco agli USA, etc… Un’illustrazione sonora di una guerra imperialista ormai persa.

 

Non ha paura di suonare e rimissare Talvin Singh e il primo “raï” algerino con Motörhead, cosi come Natacha Atlas, Hamza el Din, Munir Bachir, Abd el Wahab, Rachid Taha o Cheikha Remitti con Slint o Keiji Haïno, Sainkho, Nitin Shawney, Govinda, Ali Hassan Kuban, Mahmoud Ahmed, Bollywood freaks, Mokhtar al Saïd, Abd el Gadir Salim, Oumou Sangaré, Sheikh Ahmad al-Tûni o Aïsha Kandisha con l’elletricita occidentale la più malata. E molto di più, da Goa a Khartum, da Parigi ad Ibiza, da Bagdad a Washington DC.

 

Taùfik al-Firansyy vive ora tra Parigi e Tunisi.

 

 

 

 

GIOVEDI’  09 FEBBRAIO 2006

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Pattinodromo Comunale – Via Maestri del Lavoro d’Italia – Zona Gesuiti – Colli – Pescara.

Ore 20.00.

Bar & ristoro.

 

Con:

– CUBA KABBAL + DJ DSASTRO (I)

-ARDECORE (I)

-BAUSTELLE (I)

– Dance-Hall con DJ TAUFIK AL FIRANSYY (Tunisia)

 

Entrata libera

 

 

CUBA CABBAL & DJ DSASTRO (I)

 

 

 

“The Dervish Made Me Do It” – Presentazione del nuovo album.

Dopo viaggi e concerti tenuti da C.U.B.A. CABBAL in Iraq nasce questo progetto con l’aiuto di DJ DISASTRO (già collaboratore di Assalti Frontali) “The Dervish Made Me Do It” (Me l’ha ordinato il derviscio).

Contatti con la Tariqua sufi di Baghdad, ritmi e cerimonie, musica e parole come liberazione consapevole.

Il disco è una colonna sonora dei giorni d’oggi dove mescolanze etniche e ritmiche fanno da ponte sonoro per abbattere i muri mentali e materiali eretti dalla tirannia imperiale.

Campionamenti di artisti iracheni trovati nella penombra di un souk, ritmi arabi che si intrecciano a grooves hip hop, scratches, tablas, kora, darbuka, canti e  flauti suonati da musicisti di diversa estrazione musicale.

Testi diretti al bersaglio che raccontano lo scempio iracheno visto con i propri occhi descrivendo sfumature che a volte non si colgono nei telegiornali nazionali.

 

C.U.B.A. CABBAL e DJ DISASTRO (già collaboratore di ASSALTI FRONTALI e LOU X) producono experimental Hip Hop, arab-beats, remix di antichi canti popolari,incastri improbabili di musiche provenienti da terre incontaminate,campioni a rotazione. Nel ’94 Cabbal firma con la WEA e partecipa all’esperimento “SISTEMA INFORMATIVO MASSIFICATO”, crossover tra rock e rap, dove non vengono risparmiati violenti attacchi al mondo dei mass media e a coloro che governano. Approderanno alla biennale Arte Musica Mediterranea di Valencia. A questo punto dell’ attività si sviluppa una tribù che prende il nome di COSTA NOSTRA di cui fanno parte LOU X , CUBA, DJ DSASTRO ed EKO con una serie di concerti in Italia e all’ estero (1 Maggio a Roma, Sonoria, supporters dei CYPRESS HILL ed M.O.P.,per citarne alcuni). Dopo un paio di produzioni per la BMG Ricordi, CABBAL esce di nuovo con “Alla Corte de lo Governatore” (VIRGIN Music-EXTRALABELS) che descrivono con il suo linguaggio una visione senza tempo fatta di suoni e di parole che sembrano pescare da un futuristico medio evo (subito citato dalla rivista TRIBE tra i dischi consigliati dell’anno). L’attuale tour vede con la fusione tra MC’S, Percussioni, Basso e DJ Set un sonoro di grande impatto che coagula e dissolve con una dolce potenza.

 

Inoltre, con ex musicisti di BABA SISSOKO e TAMAN KAN partecipa all’iniziativa SALAAM BAGHDAD, un gruppo di 35 persone fra artisti, poeti, registi, gionalisti, tecnici, operatori, ecc. che ha dato vita a due concerti per la Pace contro ogni guerra e tutti i terrorismi a Baghdad e presso lo stadio di Bakuba con ANTONIO ONORATO, GORAN KUZMINAC, MAX GAZZE’ , LUCA FAGGELLA e DESIREE INFASCELLI, ENRICO CAPUANO, IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI.

 

Nuovo album:

 

CUBA CABBAL & DJ DSASTRO.

The Dervish Made Me Do It

(Dance-Hip Hop-Dub-Trip Hop)

Vibra Records / Self

 

Breve biografia di DJ DisastroProduzioni:

* Lou X – Dal Basso;

* Lou X – A Volte Ritorno;

* C.U.B.A. Cabbal – Affari di droga/Cuore di rabbia;

* The Ultimate result (Flying – U.M.M);

* Transitive Elements Vol. 2 (Flying – U.M.M);

* C.U.B.A. Cabbal – Fuori dal Mazzo (Autoprod.)

*CABBAL – Alla Corte De Lo Governatore (Extravibe/Virgin )

 

Collaborazioni:

Lou X, C.U.B.A. Cabbal, Assalti Frontali.

 

ARDECORE (Roma)

 

Ardecore è lo straordinario progetto nato da un’idea del cantautore folk blues Giampaolo Felici insieme alla band Zu e al cantante chitarrista Geoff Farina, leader degli stutintensi Karate. Questo importante esordio è pubblicato da Il Manifesto CD.

Ardecore rappresenta il bisogno di ricollocare la musica romana in un contesto più ampio di quello in cui è stata relegata nell’ultimo scorcio di storia. Le particolarità della sua struttura negli arrangiamenti, come nei testi, la rendono unica e il bisogno di darle nuova visibilità è la scintilla che ha “riacceso il cuore” verso i suoni e le storie di Roma. Di fatto l’idea del progetto nasce nella primavera del 2002 durante il tour europeo dei Karate con Zu e Blind Loving Power a fare da apertura. I concerti, estremamente vari come proposta (dal black gospel malato del “one man band”, al post punk jazz del trio romano, fino al morbido post rock con venature soul dei tre di Boston), venivano aperti e chiusi da vecchi dischi di musica romana depistando piacevolmente ancora di più il pubblico. In più di un’ occasione tra i brani blues gospel di B.L.P. si faceva spazio qualche stornello “maledetto”.

Da qui l’idea di registrare i brani più scuri della tradizione popolare romana e raccoglierli in un progetto che li esaltasse, proponendoli all’ascolto anche di chi in genere non ha affinità con le sonorità folk. Alla fine del tour Geoff Farina propone di rivedersi di lì a breve per registrare, in verità passeranno due anni prima che il tutto si concretizzi realmente. In quel periodo sia Karate che Zu continuano la loro attività live e discografica mentre B.L.P., dopo un breve tour in Belgio da solo, rallenta la sua attività live per dedicarsi all’apertura di uno spazio che coinvolga i musicisti da tutto il mondo con quelli romani. Nasce dunque l’Init di Roma. L’inaugurazione dello spazio è affidata ai tre progetti che si riuniscono per l’occasione, la stagione successiva riunirà ancora i musicisti, ma questa volta per iniziare le registrazioni di Ardecore, avvalendosi anche dell’aiuto di Luca Venitucci alla fisarmonica e Valerio Borgianelli al vibrafono.

 

IL CD

I vecchi brani che sono proposti su questo disco sono stati rielaborati in maniera tale da non stravolgere le partiture originali, ma la inevitabile rilettura ne evidenzia alcune particolarità nelle soluzioni stilistiche che lo rendono incredibilmente originale nonostante si tratti di brani di minimo 80 anni di età se non di 300, come nel caso del capitolo d’apertura del disco “come te posso amà”. A dispetto dell’evidente impatto dinamico delle 9+1 tracce , il disco è interamente acustico, se si eccettua la chitarra elettrica di Geoff Farina, quasi a rimarcare la sua provenienza lontana dalle mura capitoline, ma che non ha potuto dimenticare i natali della sua famiglia di provenienza abbruzzese.

 

Il disco si divide in tre capitoli di tre episodi ciascuno, richiamando alla memoria le tavole dei cantastorie, veri padri della canzone italiana. Nel primo capitolo l’ambientazione è quella del carcere, della malavita, dell’ amore, del dramma della morte, della strada verso l’amore divino. Nel secondo la morte sale in cattedra ed il tevere diventa lo scenario della sua azione drammatica. Il terzo trittico è dedicato alla “serenata”, fiore all’occhiello della musica romana, albore della melodia italiana più pura, quella che non teme il confronto con il tempo.

L’estremo senso di inquietudine che si respira tra i nove capitoli è ancor più inspessito dagli arrangiamenti radicali voluti dai 7 musicisti, sviluppatosi intorno al motore roboante degli Zu, che non lascia spazio a ripensamenti, ma che sa sottrarsi alla ribalta, lasciando che le melodie risultino intatte. La chitarra di Farina è un contrappunto costante a tutta l’opera, come anche il lavoro fondamentale della fisarmonica di Venitucci, ben coadiuvato dall’apporto armonico di Borgianelli al vibrafono. Il resto, per cosi dire, lo fanno le canzoni, perle intoccabili, come gli autori le avevano amate e concepite . Ridestate dal loro sonno si ritrovano ancora piu’ belle – e rifiutando i paragoni ci chiamano dal profondo come un coro lontano che intona: “vecchia Roma ………”

 

Giampaolo Felici. in solo come Blind Loving Power suona dirty-gospel con voce, chitarra, e un vano doccia sotto i piedi….

 

Geoff Farina. autore-chitarrista-cantante della band statunitense Karate, uno dei gruppi post-rock più amati in Italia ed Europa.

 

Luca Mai, Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia sono i tre Zu: 8 cd all’ attivo, piu’ di 500 concerti in tutto il mondo .

 

Luca Venitucci. conosciuto jazzista ed improvvisatore. Ha suonato al fianco di Lou Reed con l’ensemble di Berlino Zeitkratzer.

 

Valerio Borgianelli. attivo nella musica contemporanea, e’ stato invitato da Steve Reich alla Columbia University di New York.

 

BAUSTELLE (I)

 

Il progetto Baustelle nasce nella seconda meta’ degli anni ’90. Dopo la solita trafila di demo, arriva l’esordio discograficonel 2000 con ‘Sussidiario illustrato della giovinezza’ (Baracca&Burattini/Edel), con la produzione artistica di Amerigo Verardi.

Il disco si guadagna importanti riconoscimenti (Miglior disco italiano d’esordio per Musica & Dischi, Premio Fuori dal Mucchio organizzato da Il Mucchio Selvaggio) e suscita grande curiosità e apprezzamenti fra pubblico ed addetti ai lavori per la sua (ri)costruzione di quarant’anni di pop: vi si ritrovano infatti la canzone d’autore francese e italiana, l’elettronica, la new wave, le colonne sonore anni sessanta/settanta, la bossa nova.

A distanza di quasi tre anni, dopo un cambio di etichetta discografica (autoproduzione in partnership con BMG Edizioni, distribuzione Venus) il 23 maggio arriva il secondo album: ‘La moda del lento’, registrato e mixato in diversi studi, fra cui le Officine Meccaniche di Mauro Pagani.

‘La moda del lento’ prosegue, ampliandolo e amplificandolo, il percorso intrapreso con il disco precedente. L’obiettivo è anche questa volta la canzone d’autore e pop, nel senso più nobile del termine. Anche questa volta Baustelle collabora con Amerigo Verardi, in veste di co-produttore artistico.

Il disco riceve un ottimo consenso fra la critica, specializzata e non (fra gli altri: Repubblica, Corriere della Sera, Rockerilla, il Mucchio Selvaggio, Elle, Vogue, ecc.).

Il primo videoclip estratto dall’album e’ quello di “Love affair”, diretto da Lorenzo Vignolo. Entra in programmazione su MTV a settembre, all’interno della fascia serale-notturna, e in breve tempo supera le piu’ rosee aspettative. Viene “promosso” infatti nel palinsesto diurno dell’emittente.

Nel novembre 2003, in occasione del M.E.I., Baustelle riceve il Premio Musica Indipendente (alla sua prima edizione, votato da un ampio gruppo di giornalisti e addetti ai lavori del mondo musicale italiano) come “Miglior gruppo dell’anno”.

Con la primavera 2004 arriva un nuovo video. Si tratta di “Arriva lo ye-ye”, diretto anche questa volta da Lorenzo Vignolo.

Contemporaneamente viene pubblicato un cd single, contente un remix a cura dei Delta V.

Nel 2005 esce per Warner Music Italy / Atlantic il terzo lavoro dei Baustelle, “La Malavita”, registrato da Carlo U. Rossi, produttore storico del rock italiano. Il disco, come il titolo lascia immaginare, raccoglie undici canzoni-manifesto del male di vivere. Più “vero”, rock e potente di “La Moda del Lento”, il disco sintetizza con eleganza italiana il wall of sound di Phil Spector (un’orchestra d’archi suona in sei pezzi), le colonne sonore dei poliziotteschi, Gainsbourg, la canzone d’autore italiana, il punk primordiale newyorkese di Modern Lovers, Television, Blondie e Ramones.

 

 

 

VENERDI’  10 FEBBRAIO 2006

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Pattinodromo Comunale – Via Maestri del Lavoro d’Italia – Zona Gesuiti – Colli – Pescara.

Ore 20.00.

Bar & ristoro.

 

Con:

– PSYCHOLIVOS (I)

–  UNITED MOVEMENT (Austria)

–  HELL DEMONIO (I)

–  L’ ENFANCE ROUGE  (Francia)

– Dance-Hall con DJ TAUFIK AL FIRANSYY (Tunisia)

 

Entrata libera

 

HELL DEMONIO (I)

 

Abituati a vedere gruppi pubblicare cd dopo anni di concerti o quando “ormai dal vivo non suoniamo più i pezzi del cd, perchè sono troppo vecchi”, gli Hell Demonio potrebbero risultare una boccata d’aria fresca oppure solo uno scherzo presuntuoso. Verona, nella lisergica primavera 2004, a molti anni di distanza dalla dichiarazione di morte del rock’n’roll qualcuno sembra ancora non prendere sul serio questo inutile epitaffio e capisce che finalmente può contare sulle persone giuste per dare vita al gruppo che da anni attendeva di formare. Non un’insieme di musicisti capaci ma un gruppo di persone con cui condividere un progetto da vivere fino in fondo. Pochi strumenti, quelli che servono, e un nome tanto arrogante quanto forse stupido, ma che ben esprime il loro approccio alla musica. Approccio secondo il quale non conta neppure saper suonare il proprio strumento, infatti un batterista può passare alla voce, mentre al basso può stare un tastierista e alla batteria un chitarrista. Ma ciò che conta è altro. Le loro influenze sono gruppi come The Stooges, Germs, AC/DC mischiate a sonorità più recenti come The Nation Of Ulysses, Jesus Lizard, Rye Coalition, Fugazi. Altri nomi non servono, neppure quelli dei componenti. Nasce come uno scherzo quello di non sapere e non informarsi sui loro reciproci nomi ma lo scherzo diventa presto tragedia, infatti la formazione è: Hell Demonio n.1, Hell Demonio n.2, Hell Demonio n.3, Hell Demonio n.4 ed Hell Demonio n.5 Black Beauty Cowbell, (unico elemento di cui si conosce il nome) un campanaccio di cui tutti si innamorano a prima vista tanto da divenire elemento essenziale del gruppo. Risalire ai veri nomi sembra inutile quanto impossibile. Nascono le prime 7 canzoni e decidono di farlo diventare un “Greatest Hits”. Se le cose che contano poi sono altre, non è necessario neppure uno studio per registrare un disco. Basta Fabio Magistrali, con il suo studio mobile, e la sala di una vecchia casa di un ex-musicista ormai dedito all’agricoltura biologica. Il tempo di togliere la polvere e la casa di un altro amico (Enrico – Rosolina Mar) sarà perfetta per mixare il cd. Nel frattempo i concerti aumentano lasciando spesso sul loro corpo l’eredità del palco, che siano lividi o strumenti segnati… e mentre esce “Greatest Hits”, prodotto da Wallace e Robotradio records, è in lavorazione The Discography Ep.

 

Press-Cuts:

Se è vero che gran parte dell’indipendenza italiana attuale è tesa alla ricerca di una sperimentazione sonora che si riallacci all’improvvisazione e a prassi (post)moderne, dove bisogna andare a collocare i veronesi Hell Demonio? Ascoltare “Metal Maximizer” in apertura del loro “Greatest Hits” significa gettarsi a corpo morto in un mondo dominato tanto dai rimasugli punk che ancora scorrono nelle vene di ogni rock’n’roller che si rispetti quanto il garage più sudaticcio e slabbrato degli anni ’70. Una vera e propria forma di combattimento da strada, dove ogni pezzo è tornado che

punta diritto verso le case della parte buona della città, per scoperchiarle e risucchiarne gli abitanti, trascinati in un vortice incessante e devastante di rumore. Sette pugni nello stomaco, ma non di quelli che si scambiano abitualmente gli amici, retaggio morto e sepolto della lotta per decidere il capobranco, ma cazzotti degni di un Cassius Clay o di un Primo Carnera. Sette pugni nello stomaco per un quarto d’ora e poco più sfiancante come il fotofinish di una tappa di pianura al Giro d’Italia: i titoli giocano molto con l’indole messa in mostra, ed è possibile imbattersi in “You Are Born to

Lose” o, meglio ancora, trovarsi a fare i conti con “The Beamy Nihilistic Sword” e “Reagans N’ Roses”. Ovviamente a mettere in ordine suoni e quant’altro è chiamato l’immancabile Fabio Magistrali, e il risultato è sfavillante, selvaggio, del tutto estraneo al verbo ammaestrare e a tutto ciò che può comportare la logica. Sempre rimanendo in territori Wallace viene alla mente lo splendido esordio dei Sedia, appena un anno fa; effettivamente l’impatto sonoro, umorale e scostante, riporta alle orecchie il lavoro omonimo della band di Ancona, ma con le dovute differenze del caso. Lì si ricercava comunque una quadratura del cerchio ed era possibile riscontrare una geometria – seducente e spiazzante – alle spalle del progetto, qui si vive su coordinate puramente istintive, grottesche, quasi animalesche. Si potrebbe dire, nella speranza di non offendere nessuno, che “Greatest Hits” sia la versione proletaria di “Sedia”, nata e svezzata nella strada. Urlata, sfrenata, eccessiva e riottosa. Manca forse un minimo aggiustamento per rendere il tutto ancora più efficace, ma sono inezie. Non ho idea di quanto questi ragazzi possano chiedere a se stessi e alla loro espressività, ma “Greatest Hits” è una tempesta salvifica che spazza via un po’ della maniera e della prassi nelle quali stava rischiando di affondare un certo tipo di musica nostrana. Arriverà, come è giusto che sia, la quiete. Ma cosa c’è di male ad assaporare per un po’ i giorni della furia? Kalporz

Raffaele Meale

 

A discapito della durata del cd, questo “Greatest Hits” va considerato a tutti gli effetti un album vero e proprio. La band, qui all’esordio, è davvero esplosiva e mi ha ricordato gli ottimi Rye Coalition, nella voce sguaiata, nella potenza ritmica, nelle svisate chitarristiche e nel dinamismo musicale. Registrato come sempre al meglio da Fabio Magistrali, i cinque Hell Demonio (i componenti si identificano con il nome della band seguito da un numero, da 1 a 5) risultano assolutamente convincenti nella loro miscela di aggressività ed emotività, impatto sonoro e tecnica strumentale. Il titolo è programmatico: niente è lasciato al caso, c’è solo musica fatta al meglio delle loro possibilità; come si dice, poco ma buono, in questo caso c’è anche dell’ottimo. Da ascoltare e riascoltare tutto d’un fiato e a volume altissimo. Sands Zine / Alfredo Rastelli

 

Le ultime produzioni della Wallace Records virano decisamente verso sonorità d’impronta hardcore/noise se non addirittura palesemente rock’n’roll. E’ il caso degli Hell Demonio, micidiale quartetto veronese al suo debutto con questo Greatest hits, che si segnala come una delle pubblicazioni più violente e devastanti in ambito hardcore/punk che ci sia dato ascoltare ultimamente. Il disco, coprodotto da Wallace e Robotradio, con una grafica alquanto spartana e una cover cd in rigoroso colore arancione, è stato registrato e mixato da Fabio Magistrali (il che già depone a favore della qualità del suo risultato finale): quindici minuti di pura violenza hardcore/noise riletta con un approccio selvaggiamente rock’n’roll. Per intenderci: il post-core di Refused e Fugazi cammina a braccetto con i riff hard-blues degli AC/DC e il quadrato noise-rock di marca shellachiana. Metal maximizer, Hell Demonio vs punk funk, You are born to lose, Ass of base coniugano un rock altamente incendiario, con una voce al vetriolo, chitarre potenti e abrasive e una batteria schiacciasassi. Greatest hits è sicuramente un debutto al fulmicotone e gli Hell Demonio sono tra le band rivelazione del 2005. FunHouse / Gabriele Barone

 

I veronesi Hell Demonio sembrano seguire l’esempio che fu dei Rye Coalition: impostazione base di stampo noise/post-core e palesi mire da r’n’r fanatic. In “Greatest Hits” quest’ultima tendenza prende corpo in un suono duro e stradaiolo paragonabile nella maggior parte dei casi agli Hellacopters quando ancora i loro ormoni schizzavano per gli Stooges. Dal mix di stilemi insorgono sette brani incendiari e spigolosi, ignoranti e temerari, alimentati da inserti vocali abrasivi. Il campanaccio assurge a simbolo, gettando benzina nel fuoco del perbenismo indie. Blow Up / Fabio Polvani

 

Gli Hell Demonio sembrano meglio rappresentare i barbari in casa Wallace (e poi qualche data se la sono fatta pure insieme, immagino che bella bolgia..), sotto l’egida rock&roll del grind-core e del noise. Il titolo dell’album è ironico, essendo questa la prima Loro uscita ufficiale (curata sapientemente al mixer da Fabio Magistrali), spartana pubblicazione con info niente (nemmeno un foglio, solo la confezione + cd) e demenziali lo sono anche alcuni titoli (Ass of Base, Reagans n’ Roses). Sparando veloci e rancidi sviluppando il meno confortevole sostenibile, caro a Jesus Lizard e Unsane, creano un’adrenalina malata, su ritmiche violente hardcore (hell demonio vs punk funk ) e secchi assoli di chitarra elettrica, con la voce perennemente mangiata da una rabbia delirante. Il tutto con egregio risultato, – ed era ora, in italia. Komakino / Paolo Miceli

 

Dal nome (eccelso, a mio modesto parere) mi aspettavo degli invasati dediti a un revival aggiornato delle forme più primordiali e grondanti sangue (finto, ovviamente) di black metal. Il fatto che poi l’ascolto mi abbia portato a elaborare altre riflessioni sonore non deve comunque essere preso come negativo presagio per chi si appresta a leggere i miei pensieri. Anche perché il sottoscritto non si lascia di certo deviare dalle impressioni non musicali. Anche perché poi la qualità delle sette composizioni che danno vita al ‘Greatest Hits’ di debutto degli Hell Demonio è più che competitiva. E sopratutto perché, alla resa dei conti, scopro che qualcosa ci avevo azzeccato. Infatti i cinque musicisti veronesi sono effettivamente degli invasati! Solo che la loro infatuazione bestiale e primordiale viene messa al servizio di una mistura alquanto selvaggia e carnale (credo che questo sia il termine più appropriato) di rock’n’roll tarantolato, di hard rock sottoposto a cura dimagrante, di noise rock abrasivo e sbilenco e di screamo post core inferocito. Un bel miscuglio da cui gli Hell Demonio sanno attingere al meglio per regalarci un disco tanto intenso quanto sostanzioso. Music Club / Roberto Michieletto

 

L’ENFANCE ROUGE (F/I)

 

“ …questa maniera di lavorare l’elettricità spinge la nozione di coerenza musicale nelle sue retrovie più inedite… in Francia pochi musicisti sembrano capaci di firmare simili scenari…”   Les Inrockuptibles (F)

 

“…uno dei migliori gruppi europei…”   Thurston Moore (Sonic Youth)

 

L’ENFANCE ROUGE. Gruppo franco-italiano , vive tra Parigi e Tunisi. Più di 900 concerti dal 1993, da Vilna a Tbilisi, da Berlino a Siviglia, da Bruxelles a Siracusa. In Teatri, clubs o nei campi profughi in Slovenia  durante l’ultima guerra.

 

Avant-rock , rock sperimentale, improvvisazione, canti sicuri e scardinati. Senza direzioni musicali né frontiere geografiche o artistiche. Confessano in questo momento un interesse speciale per Keiji Haino, Wadih el Safi, la musica classica contemporanea o per le canzoni della guerra civile di Spagna. La stampa ne parla come di un incrocio tra introspezione ed accelerazioni, tra cerebralismo e fisicità. Mai prevedibili.

 

Durante il Festival Trasporti Marittimi 2005/2006, L’ENFANCE ROUGE presenterà il suo nuovo album “Krško-Valencia”, pubblicato in Italia dalla Wallace Records. Saranno i 3 primi concerti di una lunghissima tournée che le porterà di nuovo in Italia, Spagna, Francia, BeNeLux, Germania, Austria, Svizzera, Slovenia, Croazia, Serbia-Montenegro, Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Grecia, Turchia e Giappone per 97 concerti fino alla fine di maggio 2006.

 

 

MP3 su www.enfancerouge.org

 

Discografia:

 

# SWINOUJSCIE-TUNIS, L’Enfance Rouge, 1996 # Compilation « RADIOIRA », il Manifesto, I, 1997 # TAURISANO-CAJARC, Taccuini C.P.I, Polygram, 1998 # REUS-LJUBLJANA, L’Enfance Rouge, Tripsychord, 1998 # Compilation « TRIENNI » TalpClub, G3G Records Barcelona, S, 1999 # Compilation “Il Mucchio Selvaggio”, I, 2000 # DAVOS-LEROS, Audioglobe, I, 2000 # Compilation “Cosmonaute”, AnorackRecords, F, 2003 # ROSTOCK-NAMUR, Audioglobe-L’Enfance Rouge, 2003 # KRŠKO-VALENCIA, Wallace Records, autunno 2005.

 

Press cuts:

 

… strumentisti che si sono messi in testa di varcare le soglie di ogni genere e di ogni tempo. La Repubblica

 

…Irrequieto, apolide e scarno…uno dei pochi per la cui sincerità, culturale ed umana, metterei la mano sul fuoco…intuizioni chitarristiche, introspezione sonica…frasi cacciate a forza dentro la metrica peggio della calca nei vagoni del metro di Tokyo…roba da 110 e lode con sberleffo accademico…disco della stagione. Music Club

 

… è un capolavoro, inutile dilungarsi in ulteriori giri di parole. Essenzialmente riesce là dove molti, anche tra i più celebrati ‘innovatori di fine secolo, avevano fallito: coniugare la ricerca musicale -quella più radicale, fatta di temerari fragori chitarristici, di estenuanti dilatazioni strutturali, come di silenzi che sembrano eterni- con l’arte sempiterna della poesia. In questo disco rumore e dissonanza imperversano, eppure c’è tanto pathos e tanta dolcezza che pare di ascoltare il più ispirato dei Notturni di Chopin.   Raro

 

… una delle più intense e devastanti dichiarazioni d’alterità (o d’intenti ?…) che abbia mai ascoltato … si propone tra le migliori uscite rock pubblicate quest’anno da etichette italiane: non perdetela. Blow Up

 

 

 

 

SABATO  11 FEBBRAIO 2006

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Grand Finale – Pattinodromo Comunale – Via Maestri del Lavoro d’Italia – Zona Gesuiti – Colli – Pescara.

Ore 20.00.

Bar & ristoro.

 

Con:

– SERIAL KREEPERS (I)

– VUNENY (Bosnia-Erzegovina)

– MARTIN REV (ex-SUICIDE, USA)

– Dance-hall fino all’alba: DJ crew CONTAMINATED POPULATION + HATE CORPORATION (I)

– Ore 01.00 fino all’alba. Wake Up, Via Andrea Doria. Party conclusivo con MamaKiller Dj Set

 

Entrata libera

 

 

Serial Kreepers (I)

 

I Serial Kreepers sono una band pescarese-teramana formatasi nel 2001 coll’ intento di suonare del buon vecchio punk’n’roll di marca 70’s influenzato da band come Clash, Sex Pistols, Professionals, New York Dolls, Humpers e US Bombs. In questi anni il gruppo ha realizzato due promo cd ”Il cattivo esempio” del 2001 e “Ugly in this world of beauty” del 2003,  accolti entrambi molto positivamente. Nel 2004, inoltre, partecipa alla compilation “Fuck Yeah” edita dalla conterranea 8 Records. Il 2006 vede l’atteso debutto del primo full lenght “Official Underdogs” pubblicato dalla Valium records di Roma. I Serial Kreepers hanno suonato, tra gli altri, con: UK Subs, Sonny Vincent, Hormonauts, Marco Di Maggio.

 

VUNENY (Mostar, Bosnia-Erzegovina)

Electro-core, drum’n’bass, Dub-Rock

 

VUNENY è stato fondato dai musicisti Andrijan Zovko , Nedim Cisić e Asmir Šabić all’inizio del 2003, al seguito di una domanda del Festival del corto metraggio di Mostar (Bosnia-Erzegovina) per comporre la colonna sonora del film di Phillipe Garell, Le Révélateur (Fr, 1968).

 

Agitatori della scena bosniaca (Chaspa è il direttore artistico del celebre centro culturale Abrašević e Nedim, scrittore e editore, è il direttore artistico del Mostar Intercultural Festival), i tre “uomini di lana” (Vuneny) hanno un pesante passato nell’underground/indy mostarino, tra electro-core, drum’n’bass o avant-garde. Il risultato è un miscuglio ibrido e esplosivo, tra Tricky, Massive Attack o Ezechiel. Una musica groovy ed espresionista. Con un electro-dub-rock, moderno e molto fisico, VUNENY testimonia che nei Balcani, Goran Bregovic rimane solo una “trappola per turista”.

 

Ultimamente, VUNENY ha composto la colonna sonora del lungo metraggio “Pljuska” (di Marko Ferković, Croazia) e un cine-concerto su il film “Paris dort” (di René Clair) per il Festival del Corto di Mostar (Bosnia Erzegovina – estate 2005).

 

In poco più di due anni, Vuneny ha dato più di 190 concerti in Bosnia Erzegovina, Croazia, Serbia, Slovenia, Germania, Danimarca, Austria, Belgio, Olanda, Francia.

 

Nedim Cisić – chitarre, vox / Asmir Šabić – percussioni, vox / Andrijan Zovko, machine

 

 

Qualche date : Festival del corto metraggio, Mostar 2003, 2005 (B-H)/ Festival Interculturale di Mostar, 2003, 2004 (B-H) / Festival Du Monde aux Balkans, Grenoble et Toulouse 2003  / Metamedia Festival, Pula 2003 (Croatie)  / Mostar Summer Festival, Mostar 2004 (B-H)   / Festival Ex-Yu Rocks, Travnik, Jablanica 2004, 2005 (B-H) / Sarajevo Film Festival, Sarajevo 2004, 2005 (B-H) / Coltan, Bihac 2004, 2005 (B-H) / Balkan Black Box, Berlin 2004 / Forbidden fruits of civil society, Amsterdam 2004  / Sea Splash Reggae Fest, Pula 2005 (Croatie) / Medditerranean Social Forum, Barcelona 2005 / Revival festival, Sarajevo 2005 (B-H) / Operacija Grad, Zagreb 2005 (Croatie) / Biennale of young artists of Medditerranean and Europe, Napoli 2005 (IT)

 

Vuneny ha diviso il palco con: Transglobal Underground (UK), Howie B (UK), Overproof Soundsystem (UK), Watcha Clan (F)…

 

Discografia: Sturm und drang, 2003 / Otonom kolektiv live studio session, 2003 / Play that Silence, Buybook (B-H), 2004 / Play that Silence, ristampa,, Zvuk Mochvare (Croatie), 2004 / Pljuska O.S.T., colonna sonora del film “Pljuska,” Buybook (B-H), 2005

 

www.vuneny.org

 

MP3 :

http://www.vuneny.org/mp3/05-sturm.mp3

http://www.ultrared.org/publicrecord/archive/2-02/2-02-004/2-02-004-06.mp3

http://www.vuneny.org/mp3/03-soba.mp3

http://www.sarajevo-x.com/mp3/Vuneny%20-%20Smile.mp3

 

MARTIN REV (Ex- SUICIDE, USA)

Electronic, Avant-Pop, Electro, Experimental, Postindustrial

 

Techno ? House ? Elettronica ? … e ben oltre. Il cuore nero di New York City.

Con i loro agghiaccianti incubi metropolitani in salsa elettro-punk, i newyorkesi Suicide (Martin Rev + Alan Vega) avevano creato nel 1976 un sound tra i più innovativi dell’intera new wave, gettando le basi per quasi tutto il rock di matrice elettronica delle generazioni successive

 

I Suicide sono stati una delle band più provocatorie e influenti dell’intero movimento new wave. Il loro punk elettronico, sfondo ideale per storie d’angoscia e alienazione metropolitana, ha costituito un riferimento costante per le band degli anni Ottanta, aprendo la strada, in particolare, alle generazioni del synth-pop, dell’industrial e della techno.

 

La band nasce a New York da un’idea di Alan Vega e Martin Rev. Il primo, scultore di luci e artista d’avanguardia, ha una formazione più rock, mentre il secondo, musicista di free jazz, incarna l’anima punk-wave del gruppo. I due si incontrano nel 1971 al Project, una galleria newyorkese aperta a eventi artistici di vario genere, e decidono di formare un gruppo scegliendo il nome oltraggioso di Suicide. Le loro prime performance avvengono sul palco del Mercer Art Center, uno dei templi dell’intellighenzia musicale della Grande Mela. Il duo suona blues spettrali e apocalittici, con Rev, sepolto dietro le tastiere, a intessere riff ossessivi e alienanti, e Vega a declamare storie raggelanti d’amore e morte.

 

Il risultato è un saggio di musica di ricerca, proiettata nel futuro ma con i piedi nel rock brado di Stooges e Velvet Underground. Il tappeto analogico delle tastiere di Rev si combina con il canto psicotico di Vega, fatto anche di silenzi, gemiti, riverberi, trascinando l’ascoltatore in una trance senza via d’uscita.

 

Atmosfere tenere e perverse, rockabilly elettronico, battito futuribile, pulsazioni anemiche, incubo industriale, base ossessiva che ricalca in maniera nevrotica i ritmi del lavoro in fabbrica e della catena di montaggio, vortice di rumori e cacofonie indistinte, sussurri e grida lancinanti, angosciata rappresentazione della decadenza post-industriale, a metà tra teatro dell’assurdo e film dell’orrore, Suicide afferma anche un nuovo linguaggio, non espressivo, ripetitivo e distaccato, che cancella ogni traccia di soggettività ed emotività, portando a una stasi quasi catatonica. Un’opera seminale, che getterà le basi per la quasi totalità della musica di matrice elettronica di lì a venire. Senza quel prototipo, per quanto grezzo ed ermetico, gruppi degli anni ’80 come Devo, Ultravox, Depeche Mode, Jesus and Mary Chain, Sisters of Mercy o dei ’90, come Daft Punk, Chemical Brothers (solo per citarne alcuni), forse, non sarebbero esistiti o comunque non sarebbero mai stati gli stessi.

 

La musica di Rev scava nel malessere americano con una grande carica espressiva, e crea malessere. Una musica ancora una volta gelida, torbida, lacerata: una miscela di pulsazioni hip-hop, funk digitale, dub e house, rap, iniezioni di techno, chitarre metal e synth ossessivi. E’ la colonna sonora di un mondo corrotto e in macerie. Una incertezza che da New York si estende al mondo. Il lato oscuro e la cattiva coscienza dell”american way of life’, il vicolo cieco in cui essa si è cacciata, sviscerato da Rev con consumata e straordinaria potenza espressiva.. Un rinnovato cronico malessere americano, sviscerato da Martin Rev con consumata e straordinaria potenza espressiva. Techno ? House ? Elettronica ? … e ben oltre.

 

Martin Rev (tastiere, electronics, voce,)

http://www.martinrev.com/

 

DJ crew CONTAMINATED POPULATION

+ HATE CORPORATION (I)

 

Grand-Final. No surrender. Dance-hall fino all’alba.

 

+ Ore 01.00 fino all’alba. Wake Up, Via Andrea Doria. Party conclusivo con MamaKiller Dj Set

 

 

 

 

Con l’intervento della

Regione Abruzzo

Assessorato alla Cultura

e il patrocinio del

Comune di Pescara

Assessorati Cultura/Turismo e Grandi Eventi/ Ambiente/Sport

 

 

In collaborazione con:

 

IndieRocket (I)

Lap Dance Promotion (I)

Communication Factory, (I)

 

Radio Città Pescara / Popolare Network

Intercity Magazine (Pescara, I)

Wake Up ! (Pescara, I)

Arteficio (Pescara, I)

Mente Locale (Pescara, I)

Blow Up

Rumore

Succo Acido

Mucchio Selvaggio

Losing Today

Music Club

Centro culturale Abraševic / Mostar (Mostar, Bosnia-Erzegovina)

Centro culturale Kino-Bosna (Sarajevo, Bosnia-Erzegovina)

Associazione culturale Društvo za zaščito ateističnih čustev (Ljubljana, Slovenia)

SKC / Università di Belgrado (Belgrado, Serbia)

Centro culturale Močvara (Zagabria, Croazia)

Associazione culturale Musicausse & Campagn’art (Francia)

Associazione culturale Figures Libres (Francia)

Associazione culturale Bear Rock Asbl (Belgio)

G3G Records (Spagna)

Agence Soyouz (Francia)

Succo Acido (Palermo, I)

Wallace Records

Wakeupandream

De Stijl Concerti

Electric Priest

Trost Records

 

 

 

-Trasporti Marittimi-

associazione culturale

www.trasportimarittimi.net        Tel.: +39 333 1019110