Enrico Brizzi ‘Bastogne’

 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


“Bastogne”è il secondo lavoro di un Brizzi poco più che ventenne, probabilmente il suo ultimo davvero degno di nota, viste le schifezze via via più imponenti che continua a propinarci salvo qualche rara eccezione; molti sono i difetti imputabili anche a questa opera, tra i principali la smania dell’autore di infilarsi in quel nuovo filone della cosiddetta “Gioventù Cannibale”, che ha in Scarpa, Ammaniti e Nove i suoi migliori esponenti (approfondiremo altrove…), realizzando una storia su misura in cui la violenza si fa strada a sgomitate nella noia quotidiana dell’esistenza; e come non notare poi lo smaccatissimo parallelismo con lo Zanardi del grande Pazienza, con quel Cousin Jerry che in tutto e per tutto ricalca l’antieroe pazziano.
E nonostante tutto, nonostante la semplicità di fondo e una visione a cartoni animati della realtà tipica dell’autore (ricordiamoci che comunque qui si parla di un ragazzo giovanissimo che solo diciannovenne è stato travolto da un successo travolgente, con l’ansia e la fifa della seconda uscita), “Bastogne” colpisce per la valanga di citazioni esplicite e non che è possibile trovare tra le sue pagine: il già nominato Pazienza, anche per il nome del gattino Penthotal; i cult movie italiani di serie B, con la rapina al ristorante cinese terminata nel sangue, che puzza tanto di Milian e Merli; le straordinarie performance del Freak Antoni qui in versione Beppe Starnazza; e new-wave & punk a go-go: Talking Heads, Devo, PIL, Einsturzende, Bauhaus, Virgin Prunes…passando per Nabat, C.C.M., Anti-Pasti… fino ad Alberto Camerini e ai Righeira!; il supereroe SuperTognazzi; e la letteratura stessa, con Dio Celine (ode a Brizzi… è grazie a questo libro che ho scoperto il grande Louis Ferdinand) e Burgess…
…insomma, mi fermo qua, ma avrete capito come “Bastogne” sia una vera e propria sagra della citazione, criticabile mezzo ma utilissimo ai più giovani per espandere le proprie conoscenze muovendosi a macchia d’olio.

E poi c’è la narrazione, tutt’altro che scarsa: è la storia di di Ermanno e del Cousin Jerry, in una Nizza molto ma molto ma molto felsinea di inizio ’80, e della loro sete di vita che si esplica nel sangue e nel dolore altrui, nel far capire agli inutili la propria insensatezza; ma è anche una storia sull’amicizia, unico sentimento positivo forte in quanto non c’è spazio alcuno per l’amore, e sulle ferite, queste sì, profonde e insanabili, del tradimento.
Non un capolavoro, ma un ottimo e sempreverde libro.


di Alessandro Gentili


OPERE:
Jack Frusciante è uscito dal gruppo (Transeuropa, Ancona, 1994)
Bastogne (Baldini & Castoldi, Milano, 1996)
Lennon Guevara Bugatti (Comix, Modena, 1996 – con Sauro Ciantini)
Tre ragazzi immaginari (Baldini & Castoldi, Milano, 1998)
Il mondo secondo Frusciante Jack (Transeuropa, Ancona, 1998 – autobiografia by Cristina Gaspodini)
Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile (Baldini & Castoldi, Milano, 1999)
L’altro nome del rock (Mondadori, Milano, 2001 – con Lorenzo Marzaduri)
Razorama (Mondadori, Milano, 2003)