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In Piena Luce. Il Segreto Del Cinema Di Ciprì E Maresco. Doppio Dvd + Libro Bilingue Italiano/Inglese.

                         
 
 



                                                                        
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“In piena luce è il segreto del cinema di Ciprì e Maresco. Anzi, è la luce stessa.”


 


 


 


Cofanetto Ciprì e Maresco (Kind of Cinico)


Enzo, domani a Palermo!, Arruso, A memoria, Grazie Lia – Breve inchiesta su Santa Rosalia


doppio DVD + libro bilingue Italiano/Inglese


 


Enzo, domani a Palermo!


1999, Italia, 68’29”, video, bianco e nero


Soggetto, sceneggiatura, fotografia, montaggio: Daniele Ciprì, Franco


Maresco 


Produttori: Daniele Ciprì, Franco Maresco, Rean Mazzone,


Giuseppe Bisso


Cast: Enzo Castagna, Saverio D’Amico


 


Arruso


2000, Italia, 18’45”, video, bianco e nero e colore


Soggetto, sceneggiatura, fotografia, montaggio: Daniele Ciprì, Franco


Maresco


Cast: Carlo Giordano, Fortunato Cirrincione, Paolo Alaimo,


Gregorio Napoli


 


A memoria


1996, Italia, 38’10”, muto, bianco e nero


Soggetto, regia, montaggio: Daniele Ciprì, Franco Maresco 


Fotografia: Daniele Ciprì 


Musica: “Improvvisazione” di Steve Lacy (sax soprano) 


Aiuto regia: Lillo Iacolino


Produzione: Cinico Video – Tea Nova


Cast: Francesco Arnao, Camillo Conti, Pino Cortese, Andrea Di Bartolo, Salvatore Gattuso, Pietro Giordano, Giovanni Lo Giudice, Gaetano Lo Nano, Marcello Miranda, Angelo Prollo, Giovanni Rotolo, Salvatore Schiera, Francesco Tirone, Marco Vitale


 


Grazie Lia – Breve inchiesta su Santa Rosalia


1994, Italia, 43’05”, video, bianco e nero


Soggetto, regia, montaggio: Daniele Ciprì, Franco Maresco


Fotografia: Daniele Ciprì 


 


 


 


«Dice uno scrittore quasi contemporaneo: “Non c’è oggetto tanto ributtante che una luce intensa non possa rendere bello. Lo stimolo che essa dà ai sensi, il carattere in certo modo infinito che le è proprio e che la rende simile allo spazio e al tempo, conferisce a ogni oggetto materiale un aspetto gioioso”.» (Florenskij che cita Emerson) In piena luce è il segreto del cinema di Ciprì e Maresco. Anzi, è la luce stessa. In essa consiste, aura immateriale e garanzia della visibile e “mostruosa” e eccessiva materialità dei corpi. Domani a Palermo. A memoria. Non c’è (solo) scherzo, nei titoli. La lettera (che sia scarlatta o rubata, impressa nel corpo/testo e in esso nascosta, o esibita nella presenza fino a assentarsi) soccorre, giocando essa (brutti) scherzi. Uno dei cinema più orgogliosamente ripetutamente disperatamente ossessivamente legati e dediti a un set a una città a una terra, sa in effetti di mancare a quel set. A Palermo, se mai, “domani”. O ancora e piuttosto: “a memoria”. Dove quell’a ha il suono di uno spazio, indica uno stato o un moto a luogo. La meticolosa “improvvisazione” di Lacy non è più improvvisa del manifestarsi (nella storia del cinema italiano, e nel primo momento in cui qualcuno – di voi o di “loro” – li vede vedrà vide campeggiare) dei gloriosi corpi cinici, così gloriosamente lontani e atemporali che quasi sempre la voce beckettianotelevisiva di Maresco cerca di avvicinarli, di irretirli in un altro gioco che temperi o smorzi la monumentalità stessa del loro apparire. E nell’incontro con Castagna, procacciatore per il cinema di tutto il mondo di corpi volti sguardi “locali”, i veri grandi cinici professionisti estremi del casting sono proprio i due autori, capaci di esibire la dislessia gli anagrammi involontari la smemoria del loro eroe manipolatore di destini effimeri di spettacolo, motore di innumerevoli s/comparse in esso. (Di superiore cinismo, spinto fino all’amore che tutto illumina, risulta poi il personale “autocasting” interno alla forma del presente (?) dvd, che vede insieme, in uno stesso spazio digitale, Castagna e Lacy. Ricordo infatti lo sgomento del compianto Lacy, subito dopo la prima performance romana di A memoria, nel vedere il ritratto del sensazionale subcineasta siciliano: «Come è possibile ridere di personaggi così terribili? It’s so sad. È troppo facile. E invece influenzano lo spettacolo con conseguenze


tremende per gli artisti, per i cineasti come i musicisti». Non si capacitava, non riusciva a sormontare, il grande rigoroso musico, il sapore acerrimo della critica, lo trovava quasi compiacente, quando era quanto di più simile a una dura e autocritica ‘scesa in campo’ degli autori stessi; operanti un “coming out” più doloroso delle successive catartiche figurazioni incarnazioni traslazioni nella coppia di registi di Il ritorno di Cagliostro e in Franchi e Ingrassia. Qui la coppia è più astratta e radicale, se si vuole è quella ‘ritrovata’ e rivelata dallo stare insieme di A memoria e di Enzo, domani a Palermo!. Neanche Grazie Lia – Breve inchiesta su Santa Rosalia e Arruso (Arruza, Grazie Zia) sono solo i titoli di piccole mutazioni e di distornamenti cinefili. Il gioco equivoco sui nomi sui luoghi sui sessi e sul racconto delle persone e dei riti è di nuovo la “mossa” che esibisce e nasconde la potenza fragile di tutti i rituali, il loro consistere ossessivo. L’ossessione ciprìmareschiana è una delle rarissime che riescono a incontrare/scontrare l’ossessione tecnica che è il cinema e a confondersi con essa, a indossarla, a ripeterla con la loro voce. Dalla “futura memoria” disegnata dal luogo virtuale della sovrimpressione «Palermo domani+memoria», si districa abbastanza facilmente la deriva che è il presente impossibile e assente testimoniato dal cinema (memoria archeologica di “presenti”). A memoria è il presente stesso. Il placido deambulare di Steve Lacy non è solo percorso in uno spazio e improvvisazione e invenzione di esso; è anche lo sbobinarsi di uno scarto necessario, dell’impossibilità di illustrare o di dire uno spazio, di trovare in esso l’immagine di esso stesso, o di trovarlo in una immagine. A memoria è la cicatrice lancinante di un’assenza (e anche di una radicale carenza “politica”), dove il corpo che si illumina è il set stesso in quanto estrema astrazione spaziale. Né la musica, a sua volta, accompagna. È essa a essere accompagnata inseguita raggiunta e subito persa, segnale cronologico di un inizio che non c’è mai stato e di una fine che già fu.


enrico ghezzi



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