Zhang Yimou ‘La Foresta Dei Pugnali Volanti’

La gioia nel vedere questo film si ferma alle prime scene purtroppo, dopo è tutto un fiorire artificioso di duelli volanti e melensi dialoghi. Peccato.


 


 

 


 


 


 


Di Lucio Carbonelli


lucio.carbonelli@aliceposta.it



La Cina è vicina eh sì, niente in contrario. Ma non sentivamo certo il bisogno di un balletto in versione Matrix: passi di danza coreografati in bullett-time, difficile immaginare un qualcosa di più kitsch…
Scherziamo naturalmente, che non si adombrino gli appassionati di cinema orientale, sappiamo benissimo che semmai è Matrix ad aver rubato al cinema orientale, e per quanto riguarda la danza che avviene in apertura, beh, è proprio la cosa migliore del film. Vedere la meravigliosa Zhang Ziyi danzare leggera, quasi piegarsi contro le leggi della fisica, fino ad arrivare a volare, poter guardare quegli occhi che non possono vedere e quel viso bello e deciso, tutto questo sullo sfondo di colori pastello, ma allo stesso tempo sgargianti, è un vero piacere, una gioia per gli occhi.
Ma purtroppo la gioia nel vedere questo film si ferma a queste prime impressioni, dopo è tutto un fiorire artificioso di duelli volanti e melensi dialoghi. Peccato.
Certo è il genere si dirà, nella fattispecie il genere wuxiapian, che ha delle regole ben precise da rispettare (ci devono essere cavalieri erranti e lotte patriottiche/politiche) e dei luoghi comuni visivi ben codificati (lo scontro nella foresta di bambù e i duelli con la spada), ma a chi non è abituato a questo tipo di film il tutto può risultare pesante e indigesto: un film che aspira ad essere internazionale dovrebbe riuscire ad appassionare al di là del genere di appartenenza e del paese di provenienza, e questo film, così come il precedente Hero, non ci riesce proprio perché troppo “chiuso”, forse addirittura dogmatico. Pareri personali, s’intende.
Cioè, aborriamo profondamente le soap opera americane e nostrane, adesso perché mai dovremmo appassionarci a una storia che fa uso di dialoghi (senza parlare del doppiaggio) che dire mielosi è poco? Perché, sì, la storia è sempre quella: una donna e due uomini che se la contendono. Ma c’è modo e modo per raccontarla, questa storia. Il tutto avviene sullo sfondo dello scontro dei ribelli contro l’imperatore, ma questa cornice politica è solo un (superfluo) pretesto: e infatti, appena conclusa la storia d’amore, ribelli e soldati imperiali vengono subito dimenticati, lasciando sospesa la guerra e, peggio ancora, incompleto il racconto.
Per quanto riguarda l’altro aspetto principale del film, ovvero i duelli, belli sì, e forse qui c’è anche un’apertura del film: i duelli hanno subito una cura post-Matrix, risultando quindi più occidentalizzati? Ma, come si diceva prima, è arduo dire chi ha rubato a chi o, per essere politicamente corretti, chi cita chi: confessiamo la nostra ignoranza in materia, e quindi restiamo interdetti.
Certo è che spesso questi duelli sfiorano il ridicolo, soprattutto nelle espressioni facciali e in certi movimenti, e neanche la bellezza delle coreografie e dei paesaggi naturali riesce a frenare una risatina o, peggio, uno sbadiglio; e poi com’è possibile che in un’unica scena si passi attraverso tutte e quattro le stagioni? La poesia di voler portare l’amato al di là del tempo e dello spazio, per rendergli la libertà? Sinceramente propenderemmo, ancora una volta, più per aggettivi come “ridicolo” e “artificioso”. Tutto sembra così… finto.
In conclusione, diciamoci la verità, se tutti questi duelli, e anche questa storia d’amore va, l’avessimo visti in un film di Tarantino o, appunto, in un film come Matrix, ci saremmo esaltati come non mai: è perché lì scatta il gioco del cinefilo ossessivo che cerca rimandi e citazioni, ma, cosa ancor più importante, nella versione occidentale di questi generi orientali c’è un grande uso dell’ironia. È un gioco, appunto.
In Oriente, invece, film come questi sembrano prendersi troppo sul serio; sarà il genere, sì, certo, che è proprio così, okay. A quanto pare non il genere più adatto a noi allora?     


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