Rich West ‘Bedouin Hornbook’


(Pfmentum Records 2004)

‘Bedouin Hornbook’ risulta fin dalle prime battute essere opera costantemente
in bilico fra estremo rigore compositivo e più astratte porzioni strumentali
libere.
Scritto e prodotto dal batterista di L.A. Rich West ‘Bedouin Hornbook’
trova il suo equilibrio vincente grazie ad una struttura di stampo quasi da classico
gruppo Jazz sulla quale vengono di volta in volta innestate suggestioni
ora di stampo avant, sapori vagamente blues, corrosive e divertite
scorribande al limite di certo folklore balcanico; e buon ultimo un sottile
venticello che sembra giungere cupo da antichi percorsi quasi no wave.
Gruppo di musicisti dal muscolo lucido e dal pensiero affilato quelli coinvolti
nell’esecuzione, Chris Heenan, Bruce Friedman, Jeremy Drake;
Scot Ray e chiaramente lo stesso West.
Tutto perfettamente riuscito in un girotondo piacevolmente vorticoso di atmosfere
quasi sempre tratteggiate da notevoli zone d’ombra che si colorano e si accendono
spesso di ritmi e melodie fischiabilissimi in un calderone sonoro dove
sembra realmente ribollire di tutto.
Viaggio nomade fra culture diverse, spasmi balcanici dicevamo che potrebberò
rivelarsi anche possibili influenze o tributo a Nino Rota o forse ancor
di più all’opera filmica di Fellini, squadrate progressioni ritmiche
tutt’uno con i fiati che disegnano geometrie memorizzabilissime quasi figlie dei
B Shops For The Poor o di certo Cutler pensiero, fumose ed oscure
distese che quasi quasi raggiungono soglie da estasi leggiadra nel loro strisciare
covanti che vengono azzannate alla gola da riff assassini che blues
quasi paiono; steccate secche e pesanti che della New York altamente instabile
di fine anni settanta parlano lo stesso linguaggio.
Twang è brivido che corre, ampie distese di didgeridoo, fiati sbocconcellati,
ampli in leggera saturazione e delay circolari che creano per diversi minuti una
distesa oscura e pacifica prossima alla sensazione dolorosa creata dagli Nperign
ma in questo caso si accende ad intermittenza una progressione dolente e vagamente
latina che nel suo cammino si sfasa e anima anche di sottili filamenti funk;
entusiasmante a dir poco.
Opera argutissima senza dubbio in grado di cavalcare molteplici opzioni stilistiche
senza mai indulgere eccessivamente in nessuna, il difficile reso molto
ma molto fruibile con una puntina di acido a colare sul tutto a mò di condimento.
Mirabile.

Voto: 8

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