Riccio Bianco ‘Palmanova’

(Riotmaker 2004)

Che da una produzione Riotmaker ci si possa ragionevolmente attendere musiche totalmente folli e rilevanti è un dato ormai assodato: come per altre esperienze discografiche del Belpaese – per fare qualche nome, elenchiamo la Psychotica Records, la Wallace Records e la fromSCRATCHrecords – il “marchio” friulano è garanzia di qualità e di competenza. A parere di scrive, quello che spicca nelle proposte non solo musicali della “label” con la motosega è la capacità di rielaborare il “suono”
di questo inizio di XXI secolo, quello per intenderci che passa per le scansioni ritmiche di certo “hip-hop” o per i frammenti sbriciolati di un “bleep” o di un “glitch”, attraverso le proprie idiosincrasie personali: dagli immaginari “bassi” evocati dai Fare Soldi nel loro omonimo CD, vero “kolossal di musica cafona per grandi e piccini”, al “rap progressivo” degli Amari di “Gamera”.
Il progetto Riccio Bianco – sostanzialmente un trio composto da Cero (al basso, ai sintetizzatori e alla programmazione) e Dariella (alla chitarra, alle voci fantasmatiche e ai sintetizzatori), ovvero due Amari in “pausa caffè”, con un figuro dell’avanguardia locale qualificatosi come Zoraide (al basso e “spilungone”:??) – nonostante la solita presentazione che allude alla merenda e al “più latte meno cacao” per mettere d’accordo i giovani musicisti con le loro mamme alle quattro del pomeriggio, produce invece dieci tracce di quasi seria sperimentazione “elettroacustica”. Infatti la devozione verso un certo suono “krauto” (sentire We Are Going to Dusseldorf) o verso la battuta ritmica “hip-hop” (The Best Word) non coprono il fondamentale formicolare di sgocciolamenti e frammentazioni (ascoltate She, addirittura minacciosa) e il concentrato lavorio di “drum machine” (Royal CactuS). Certo, stiamo sempre parlando di pazzi, magari “vocoderizzati” come in Life-Time Warranty o “flippati” come in Whiskey & Videogames, quasi epica nei suoi gargarismi: ma di folli che maneggiano con saggezza erasmiana i loro strumenti (sentire Carmineres) e che amano le loro corde filtrate e grattugiate (Temporaleintemporeale). Il finale è affidato ad After Eight, pura dilatazione psichedelica e fanciullesca (voci carsiche, riverberi e “loop”, grande lavoro di taglia e cuci). Grandi.
Contatti: ricciobianco@email.it

Voto: 8

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