Peter Ablinger ‘I.E.A.O.V’

(Durian 2003)

My material is not the sound. My material is audibility.
Terza e quarta traccia, una percussione presumibilmente metallica si produce in
una serie di spasmi aritmici in un vuoto sinistro che pare risucchiare ogni tipo
di riverbero lasciandola nuda e tremolante nella sua piccola esibizione, poi lentamente
sale un’onda oscura e limacciosa di qualcosa di molto simile ad un’orgia sotterranea
di vecchi motori diesel in lontananza che gradualmente ricopre il lavoro dei battiti
lasciandosi dietro una sensazione soffocante e minacciosa di precario.
Ablinger si muove abilmente lungo coordinate compositive complesse eludendo brillantemente
il pericolo della noia o dell’incompiutezza che spesso si riscontra in opere simili,
la dichiarazione d’intenti che apre il booklet interno del cd con brillante spirito
di sintesi chiarisce da subito la volontà del compositore.
Ci si muove all’interno di un corpo sonoro fragile, piccoli scatti timidi di
strumenti acustici che di volta in volta possono essere un flauto, una percussione,
scampoli di elettronica polverizzata che flirtano pericolosamente con un’enorme
ed impressionante marea di ambienze che alla lunga si dimostrano essere
le vere protagoniste dell’opera. Stupisce il sentire gli strumenti muoversi quasi
impauriti, la capacità di denudare un suono fino a tal punto per poi sommergerlo
con marosi di lente vibrazioni che forse non son altro che il riverbero del suono
stesso propagato da tutt’altra fonte. Similitudini compositive sono facilmente
rintracciabili nell’operato più recente e droning di Niblock
ma una sottile e continua atmosfera quasi vien da dire nichilista non può
non rimandare a fasi passate di certa scuola industriale anni 80, si potrebbe anche
azzardare una possibile similitudine con il Lopez di alcuni straordinari
live se non fosse che in Ablinger la sensazione costante di soffocamento viene
leggiadramente evitata da continui e sommessi mutamenti dello spettro sonoro.
I.E.A.O.V è un raccoglitore di materiali composti fra il 1992 ed il 2000
che trova ideale summa nelle ultime quattro traccie dove assoluta protagonista
diviene un’ambienza iper-amplificata all’inverosimile che si protrae mutando
impercettibilmente per quasi venti minuti regalandoci un paesaggio visionario
da incubo o da rinascita auricolare a seconda di come viene maneggiata.
Da farci assolutamente i conti……

Voto: 8

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