Perle Ai Porci

World Domination Enterprises.
‘Let’s Play Domination’

 
 
 
World Domination Enterprises
“Let’s Play Domination”
Product Inc 1988


Molo inglese, molto rissoso ed assolutamente fuori controllo. Possibile incrocio
bastardo di pulsazioni negroidi dub con sonorità prossime al
crollo del soffitto della vostra cameretta. Scanzonato senza alcun dubbio, ma
terribilmente efficace nella sua opera di demolizione accurata delle certezze; quello che di solito si dice un fulmine a ciel sereno. L’Inghilterra ci prometteva mazzi di fiori timidi con i vari Ride Stone Roses  della situazione, loro,
al contrario, ti assicuravano un gran bel mal di testa dopo averti subdolamente
attratto nel loro rigoglioso giardino di piante carnivore.
Asbestos Lead Asbestos per un breve momento divenne anche un hit
Alternativo, con la sua mongoloide pulsazione, ma il loro progetto di conquista del mondo era sicuramente molto più ambizioso, l’apertura dell’album con Message for you People non lascia scampo, declamazione incerta eppure simpatica per qualche secondo e poi quando si pensa di aver capito da quale parte si andrà a parare succede di tutto, o meglio si ha la sensazione che una betoniera a nostra insaputa si sia infiltrata nella nostra casa addolcendoci le ginocchia con delicate melodie non propriamente intimiste.
La forza dei World sicuramente deve molto alla capacità intellettuale dei
personaggi sinistri coinvolti, le dichiarazioni d’epoca ci consegnavano tre
ceffi assolutamente motivati ed alquanto disgustati dal panorama musicale del tempo, la lente d’ingrandimento era rivolta a melodie e suoni  ‘populisti’, senza
dubbio, ma filtrati da uno spirito anarcoide come di rado è dato a vedere.
Il  dub , il  funky , amenità  hip hop  e forse anche qualche brandello di melodie popolari venivano riprocessate e crocifisse da un atteggiamento assolutamente  kamikaze, ma molto ben centrato. Nell’opera in questione troviamo tre cover che la dicono lunga, U Roy, Ll Coll J e la sempre buona Funkytown, tre pezzi in fondo banali….è vero, ma nelle loro mani tre randellate sonore che ti frollano il cervello; l’equivalente più o meno del riuscire a concepire il  Pop Group  alle prese con qualcosa di Coltrane.


Assoluta follia, ma a livelli gioiosi e con una lucidità nel maneggiare materiali altamente letali sorprendente. I riferimenti sparsi che si possono cogliere sono molti, attitudine sovversiva propria del citato Pop Group,  dub nevrotico memore dei Pil  senza il petulante leader, frenesie di memoria  Gang of Four, epilessie sonore di stampo Industrial; legami inestricabili con certa scuola anarco punk ed anche frammenti di una qualche musica colta di fine 70.
Bel mix visto in questa maniera, ma la follia che i tre ci mettevano li distingueva
assolutamente dalla media e dalle band citate, in tutto il lavoro spira un’ironia corrosiva realmente letale, The Bullit Man ne è la riprova lampante.
Il disco mieterà consensi e permetterà ai nostri di unirsi in una simpatica serie di esibizioni in compagnia di  Loop Godflesh che al loro cospetto sembravano reduci da un funerale, di quel tour immane uscirà poi un live che risulterà assolutamente sgradevole nella sua immensità.
Ma il piano di dominio del globo non riesce, il progetto incontra ostacoli ed
allora cala impietoso il silenzio.
Resta un disco immenso di cui innamorarsi alla follia o da maledire
all’inverosimile; comunque vada qualcosa di assolutamente concreto e centrato.


 


Marco Carcasi