Susie Ibarra ‘Songbird Suite’

Il mondo femminile compare poco nella musica contemporanea… e quindi non ci dispiace per niente ascoltare più di frequente opere realizzate esclusivamente da componenti del cosidetto ‘sesso debole’. Una di queste sembra essere proprio la batterista Susie Ibarra, che oltre alla collaborazione in pianta stabile con il quartetto di William Parker, è seriamente intenzionata a farsi conoscere dal grande pubblico, plasmando lavori compositivi propri, carichi al punto giusto di quel piglio sensuale e suadente che solo le donne riescono a sprigionare. Il precedente “Flower After Flower” si era posizionato come uno tra i lavori più interassanti della stagione passata, facendoci ben sperare per il futuro. Uscito sempre per la zorniana Tzadik questo “Songbird Suite” si discosta dal precedente per la forte riduzione numeristica dei componenti, di fatti l’ensemble si riduce drasticamente ad un trio composto da Craig Taborn (piano, samples, electronics), Jennifer Choin (violino), la Ibarra al consueto rullante, e la speciale collaborazione dell’esperta del settore: Ikue Mori al laptop. Cosa che rimane immutata invece sono le linee guida, ispirate come sempre a reminescenze etniche (ricordiamoci la metà filippina della Ibarra) ed a lievi voli pindarici verso esteticismi ‘colti’ taglienti come una lama. Gia dall’attacco cool, di Azul s’intuisce una predominanza netta del violino, di cui Choin sfoggia, tramite veloccissimi assoli, una tecnica invidiabile. Songbird Suite, come quasi tutte le tracce che seguono, ci riconduce ai soffusi minimalismi, più confacenti alla nostra compositrice; rimandi cageani, interazioni digital-acustiche figlie di Muhal Richard Abrams e melodie malinconiche che quasi confondono le idee con qualche opera del Bela Bartok più avanguardistico. Inoltre va segnalata Trance No.2, che grazie ai sinergismi percussivi della Mori si posiziona al primo posto di un’ipotetica top ten del disco. In definitiva “Songbird Suite” è un buon disco, o meglio come si dice in gergo, ben impaginato. I continui controtempi tra luce e ombra sembrano essere i punti di forza della Ibarra.
Sempre?
Non so, forse questa volta hanno funzionato ancora, ma dalla prossima volta il consiglio di cambiare leggermente registro non è una cattiva idea, se no aihmè il rischio di ‘appiattirsi’ è inevitabile.

Voto: 7

Link correlati:tzadik records