Ordeal ‘Malan’

Tutt’altro che terrificante si rivela l’esperienza che ci propone Gabriele Santamaria a discapito del nome scelto per il suo autonomo progetto Ordeal, parallelo agli industrial/isolazionisti I Burn. Ulterirormente impreziosito da una confezione grafica davvero notevole,“Malan” (licenziato dalla Eibon Records) è sicuramente una tra le più interessanti proposte nel campo dello sperimentalismo elettronico contemporaneo, autoctono e non. Le incursioni transgenere nelle diverse regioni del territorio minimal ambient operate dai brani sono davvero agili e penetranti al tempo stesso. Le diverse fonti sonore utilizzate (softwares, oggetti, campionamenti, chitarre trattate) si amalgamano ora in dilatazioni sonore magnetiche ed avvolgenti solcate da drones frequenziali (Just the Same Logic Aside), ora in insoliti ovattati tribalismi come quelli dei brani d’apertura, ora in alienanti soundtrack per sinistre panoramiche catacombali (Graduale). Nel disco convivono la staticità e la laconicità di alcuni dei lavori di casa Rune Grammofon (vedi Waiting, One Empty Dish and a Dead Clock), gli ‘altrove’ sonici indistinti del Biosphere più mesmerico (vedi One Haiku in Half-Sleep) e, in generale, circa cinquanta minuti di moti orbitanti intorno al pianeta industrial/isolazionista superlativamente tracciati. Il tutto è poi immerso in un’atmosfera di misticismo digitale che, oltre a donare un senso di unità pervasiva all’eterogeneità delle atmosfere, rende alcune delle composizioni esperienze soniche totalizzanti.
Ci sono dischi che immergono completamente l’ascoltatore in mondi artificiali facendogli perdere qualsiasi contatto con quello reale, altri che ne hanno solo la presunzione. “Malan” appartiene sicuramente alla prima categoria.

Voto: 8

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