Papa M ‘Whatever, mortal’

Sono passati ormai più di dieci anni da quando nel 1991 usciva “Spiderland” degli Slint: un capolavoro assoluto che segnò una tappa fondamentale nell’evoluzione della musica degli anni ’90, e, in particolare, fu uno dischi decisivi per la nascita di quel movimento che la critica indicò come post-rock. L’esperienza degli Slint fu tanto importante quanto breve. E’ da questa meteora preziosa che viene Papa M, alias David Pajo, che una volta sciolti gli Slint, ha trascorso gli ultimi dieci anni dividendosi tra collaborazioni sparse (Royal Trux, Tortoise, Stereolab, Palace) e progetti solisti (Aerial M, Papa M). Quello di David Pajo non è certamente un nome popolare ma sicuramente una presenza costante e importantissima nel circuito più creativo della scena indipendente. Siamo distanti dalla genialità trasversale di “Spiderland” e da quello che sarà definito per tutti gli anni novanta post-rock. Quello che mi trovo fra le mani è essenzialmente un disco di folk di stampo sixties che fa sentire in modo vivo e forte il contatto con una tradizione che pervade tutta la musica americana moderna. Pajo si inserisce perfettamente in una specie di catena ideale che lega la musica acustica più intimista, da Hank Williams alle moderne divagazioni sul tema di Will Oldham, Sodastream o Howe Gelb. Il fantasma di Nick Drake sembra volteggiare intorno durante tutto l’ascolto dell’album (in particolare nella splendida Sorrow reigns): scuro e allo stesso tempo delicato, evocatore di spazi aperti (non è un caso l’immagine della montagna all’interno della custodia), ci regala tredici ballate dolci e riflessive, dove le chitarre acustiche soppiantano i nervosismi elettrici degli Slint. Un ritorno al passato dunque, che però non è una rilettura asettica e scolastica della tradizione ma una rivisitazione fresca e originale. Aiutato da uno staff d’eccezione (Tara Jane O’Neill, e soprattutto quel genio di Will Oldham) Papa M ci regala delle vere e proprie gemme melodiche, in certi momenti quasi pop (la piccola filastrocca di Many splendored thing) che sono l’ideale accompagnamento per qualsiasi serata piovosa autunnale. Come non innamorarsi di un album che prende il via con una strepitosa rilettura di Wayfaring stranger (qui intitolata Over Jordan), resa più leggera ed eterea della già perfetta interpretazione di Johnny Cash nell’album “Solitary Man”, e prosegue con una serie perfetta di ballate e riesce, in una di esse (Sabotage) a unire le strutture aperte e sospese degli Smog con una divagazione che ricorda il George Harrison più legato al fascino della musica etnica (il sitar nella chiusura del pezzo). Se amate alla follia la voce sofferta e riflessiva di artisti come Bill Callahan (Smog), Will Oldham (suoi i cori in tutto il disco), Howe Gelb (Northwest passage sembra uscire addirittura direttamente da un disco dei Calexico) e amate isolarvi dal resto del mondo cullati da strumenti acustici e una voce in certi momenti quasi sussurrata, non potete rinunciare a incontrarvi con le melodie di questo disco. Sedetevi comodi magari davanti alla finestra e lasciate che Papa M entri lentamente nei vostri cuori… saprà premiarvi!!!.

Voto: 9

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Autore: krazykat@yahoo.it