Steve Moore ‘Light Echoes’


(Cuneiform Records 2012)

Appassionato di sintetizzatori vintage in ogni forma, non a caso uno dei suoi progetti è il famigerato duo degli Zombi, il caro Moore arriva con delicatezza sui nostri timpani con i suoi echi spaziali e fantastici.
I riferimenti a Star Trek non ci fanno cadere in errore, ché trattasi proprio di un disco che viaggia in galassie differenti, sin dall’apertura con Tyken’s Rift e continuando con le lunghe suite delle due title track e di Ancient Shorelines, le delicate note tracciate ci aiutano a viaggiare con la mente (senza l’uso di sostanze psicotrope, oltretutto).
I riferimenti a realtà seventies come Tangerine Dream e, ovviamente, Vangelis certo non sono casuali, personalmente e non trascurerei neanche gli O.M.D., tutte sonorità da cui il nostro è partito per questo suo lavoro. Essendo il resto delle sue collaborazioni talmente variegato, la musica che esce dal suo io solista è quanto di più vicino all’ideale lo stesso Moore potrebbe tracciare. E con ‘Light Echoes’, la realtà diventa un lungo viaggio interstellare, a metà tra elettronica e space rock, ove a volte si resta affascinati e altre si aspetta la meta tanto agognata.

Voto: 7

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