Mombu ‘Niger’


(Subsound Records 2013)

Ritornano i Mombu, dopo ‘Zombi’, ora ‘Niger’. Il che la dice lunga sulla loro strada, nei solchi dell’alfro grind che li vede capofila, oltre il metal che piace e nel jazzcore che ci sta letteralmente nel “cuore”. Formazione a due: Antonio Zittarelli dei Neo e Luca Tommaso Mai dei mai dimenticati, il cuore di cui sopra, Zu. Unione musicale perfetta, i due prendono di forza l’ascoltatore e lo trasportano in territori inesplorati e avventurosi.
Nello specifico: maglio industriale, sax che urla al mondo la sua determinazione e batteria che crea un ritmo simil swing ed ecco Niger, brano che apre l’album e fa partire il sabba catartico, stacco, finale con momento tribale quasi exotico nel suo narrare; 667 A Step ahead of the Devil accelerazione bruciante, stacco, momento “meditativo”, ripartenza con il motore a mille con i tasti e le bacchette che volano; Adya Houn’tofunk afrobeat e poi finale “scalmanato” free jazz sempre accompagnato da un drumming sottopelle; Mighty con il percussionista senegalese Mbar Ndiaye alla declamazione e alle percussioni, brano metal/afro/jazz/industrial; Carmen Patriots momento quasi ambient con ancora Mbar Ndiaye che racconta una storia e in lontananza suoni e tuoni oltre che visioni.
Quasi una pausa di riflessione, il brano Seketet prosegue nel ricreare ambientazioni dark angoscianti e lontane ma in un attimo diventa un martello pneumatico che trapassa i timpani dell’ascoltatore; infine The devourer of millions una danza ipnotica e magmatica, note che scolpiscono lo spazio intorno, all’improvviso il ritmo rallenta e diventa un una lenta e cupa elegia del rumore. Solo un consiglio appassionato… affrettarsi i ritardatari.

Voto: 8

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