Girardi / Recchia / Senni / Burk ‘Spinoza’

(Improvvisatore Involontario 2011)

L’eresia stilistica d’Improvvisatore Involontario, s’affina
sempre più.
Concetto, suggestione, azione.
Questa, par
esser l’unica griglia operativa, alla quale ci si attiene
strettamente, nella casa della doppia I.
Esibizioni nette e
rigorose, sorrette da ferrea lucidità/volontà.
Nulla
è lasciato al caso, esemplificativo a riguardo, l’ottimo
packaging, che caratterizza l’ultimo corso della label.
Parole,
che scavano, che indagano, dentro e fuori il concetto suono.
La
terra non si vede più da tempo, e siam al largo oramai.
Le
stelle indicano la direzione, ma le devi saper distinguere, in questo
annebbiante marasma odierno.
“Spinoza”, è opera
singolare e fruibile, dove il jazz incontra il blues, secche
scansioni, ampie distese classicheggianti, sussulti e ripieghi
cameristici, strutture contemporanee e sberleffi etnici.
Un
complesso intrico, fatto di ripetizione, malinconiche divagazioni,
scatti atletici e silenzi fruscianti.
E le definizioni
incasellanti, divengono dei rebus, difficili da risolvere.
Son
istantanee luminose, che si offrono all’ascolto, come una fitta e
stimolante ragnatela di messaggi in codice.
Ordine e disordine,
son questioni d’umano meditar.
La visione complessiva, ciò
che conta.
Undici azioni, fra passione e concretezza.
Davide
Recchia
alla chitarra, Greg Burk al piano e glockenspiel,
Stefano Senni al contrabbasso, Alberto Girardi alla
batteria e percussioni, più l’aggiunta dei readings di Davide
Poggi
, dimostrano che, il fattore crescita inesistente in Italia,
è un nulla, sbattuto in faccia al nulla.
Basta non voler
creder, al triste rosario mediatico, sgranato giornalmente.
Un
miracolo, in equilibrio volutamente precario s’una gamba sola, ma
senza nessuna incertezza o paura.
Queste, son opere d’ampio
respiro, sulle quali ritornar spesso nel tempo.
Ogni volta,
stupefatti ed increduli.

Voto: 8

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