Sarah June ‘In black robes’


(Silber Records / Carrot Top 2010)

Mi perdonerà la Sarah June se a guardare distrattamente le sue foto che accompagnavano la press release, mi è venuto da pensare a una Suicide Girl con chiare aspirazioni musicali… confesso di essermi piuttosto sbagliato. Vero che il look eccessivamente goth della Sarah non si sposa benissimo con il suo genere musicale, ma chi siamo noi per giudicare un libro solo dalla copertina?
‘In black robes’ è il secondo album della cantautrice, che continua nel suo viaggio d’interpretazione musicale con la sua fragile e sicura voce da bimba (inevitabile il paragone con la Shaw dei Cranes) e una chitarra acustica in mano. Ciò che è notevole è come riesca non solo a intricarsi in melodie e arpeggi notevolissimi, ma di come la sua voce in poco tempo inizi ad attaccartisi alle orecchie per finire con il non andarsene più via.
Questo è particolarmente evidente nell’orecchiabilissima Crossbones in your eyes, che vi ritroverete a cantare già al secondo ascolto. I pezzi della Sarah sono piccole storie di orrore urbano, scheletri, morte, amore e dispiaceri. Insomma, mentre i testi tengono piuttosto fede al suo aspetto, ascoltandola invece ci si sente stranamente sedotti e attratti da un mondo lontano e quasi fiabesco, fatto di creaturine dispettose e fatine.
Mi rimane qualche dubbio sull’effettiva capacità della tenue e fragile voce della Sarah a portare avanti un intero album senza diventare eccessivamente stucchevole, ma per ora ‘In black robes’ mi ha pienamente convinto.
Chiudo con una notizia di servizio: è attualmente disponibile, gratuitamente, sulla homepage della Silber linkata qui sotto una collezione di remix trip hop e shoegaze dell’album, intitolata ‘Beneath black robes’.

Voto: 7

Link correlati:Homepage Sarah June presso la Silber