John Zorn Electric Masada ‘Essential Cinema’ Live

@ Arena Del Sole, Bologna 17 maggio 2010

Di Marco Paolucci

uccio12@hotmail.com

Ennesima trasferta per il vostro kathodik-man, occasione ghiottissima la venuta del jazzista americano John Zorn all’interno del festival Angelica che si tiene a Bologna, quest’anno dedicato a Jean-Luc Godard. Questa volta il vostro eroe non trova la macchina né i compagni di avventura, parte solo e ramingo in treno per incontrare a Bologna un suo amico e altro kathodik-man. Breve preparazione di rito con rifocillamento annesso e si entra nel bel teatro dell’Arena del Sole per assistere al concerto. La formazione, sottolineare stellare, comprende oltre al “deus ex direttore” John Zorn al sax alto e in veste di musicista-conduttore, l’immenso Marc Ribot alla chitarra elettrica, Jamie Saft alle tastiere, Trevor Dunn al basso elettrico, Joey Baron alla batteria, Kenny Wollesen alla batteria e al vibrafono, Cyro Baptista alle percussioni, Ikue Mori al laptop. L’occasione è l’esecuzione di musiche dal vivo da parte della formazione sui film dei registi sperimentali: Joseph Cornell ‘Rose Hobart’ del 1936, Harry Smith ‘Oz: the Tin Woodman’s dream’ del 1967, Wallace Barman ‘Aleph’ unico film girato dall’artista dal 1956 al 1966, Maya Deren ‘Ritual in transfigured time’ del 1946, Joseph Cornell ‘Collage #36’ periodo1953, Jean-Luc Godard ‘Nike ad spot, famoso spot girato dal regista per la Nike, del 1989. Le musiche si susseguono con precisione metronimica, Zorn dirige con classe e maestria, segue ogni passo dell’esecuzione degli artisti, coordina, indica, interviene, accompagna, ed ogni cortometraggio acquisisce una valore aggiunto grazie alla maestria della formazione e alla capacità dei musicisti di integrarsi perfettamente con le immagini, con punte di eccellenza, per lo scrivente, nel film di Harry Smith e in quello di Joseph Cornell. Finita questa prima parte L’Electric Masada rientra parecchie volte, giustamente acclamata a gran voce dal pubblico in adorazione, e si diletta – trasmettendo con leggerezza passione e divertimento puro nel suonare – in brani funk, ballate desertiche raccontate dalla chitarra di Marc Ribot, reminiscenze masadiane dove Zorn si dimostra un “giocatore” indefesso, che scherza con i componenti della band prodigandosi con il suo sax anche in “schizzi” di musica improvvisata da standing ovation. Alla fine il collettivo saluta e si congeda, consapevole di aver mostrato una delle realtà musicali più intriganti e divertenti della musica contemporanea.