Tom Hamilton ‘Local Customs’


(Mutable Music 2009)

Il lavoro, del compositore americano Tom Hamilton, arriva
da lontano.
Oltre quarant’anni di carriera, ed una passione per
l’elettronica, che l’accompagna, dalla fine degli anni sessanta
(l’avvio dell’era dei synth analogici), sino ad oggi.
Dal 1990, fa
parte della Robert Ashley’s Opera Touring, e collabora con
artisti come Peter Zummo, Michael Schumacher, Al
Margolis
, Bruce Eisenbeil.
“Local Customs”,
trova la propria origine, durante un soggiorno estivo in Italia, nel
2005.
Concentrandosi sull’electronic harmony generator, Hamilton
ottiene armoniose stringhe aeree di suono ciclico.
Gli
strumentisti coinvolti, improvvisano leggeri sulle evanescenti
strutture.
Bravissimi, Jacqueline Martelle (flauto),
Richard Cohen (clarinetto), James Martin (trombone),
Terry Kippenburger (contrabbasso), Rich O’Donnell
(percussioni).
La suggestione instillata dai filamenti
armonici di suono, portano le cinque composizioni (in realtà,
un corpo unico…), a viaggiare, dalle parti di una strana visione,
colta/contemporanea, innervata da pulsioni minimal/ambient.
Diciamo
che, chi apprezza radicalità assortite, avrà poco da
agitarsi.
Per gli altri, siam di fronte ad un lavoro, che,
partendo da strutture cicliche, rilascia delicati aromi, che di volta
in volta, possono richiamare alla mente, Eno, Feldman,
Cold Blue Music (o, in alternativa; Lovely Music).
In
fondo ai movimenti, un forte senso di classicità (fra Satie
e Ligeti).

Grazia, abbandonata e ritrovata, scoperta gentile (molto bello,
l’uso del flauto e del clarinetto).
Composizioni di difficile
catalogazione, complesse ed allo stesso tempo accessibili.
Un
lungo interrogarsi, sulle forme di dialogo ed interazione
possibili.
Una brezza leggera.
Vicino al piacere.

Voto: 7

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