Ovo ‘Crocevia’

(Load/5ive Roses Promotion 2008)

Nuovo lavoro per il duo Bruno DorellaStefania Pedretti. “Crocevia” segue la linea dei suoi predecessori, ovvero un sound che pur essendo di difficile classificazione (Noise? Hardcore? Industrial? Grunge? Anything else?) è impossibile non riconoscere. Orgiastica, abrasiva, maleodorante, la musica degli Ovo è schizoide, tesa e rabbiosa ma mai liberatoria, come un incendio che cova sotto la cenere sempre pronto a divampare ma senza riuscire mai veramente ad esplodere. La voce indemoniata della Pedretti fa a brandelli il concetto di melodia, e le ritmiche increspate e distorte di Dorella ne abbattono con picconate brutali gli ultimi lembi.

Undici tracce che possiamo idealmente suddividere in tre parti, separate dai due Haiku (intermezzi di 18 secondi grind). La prima raccoglie le prime quattro tracce e si caratterizza per una maggiore aderenza a fondamenti grunge – hardcore: Ostkreuz, sound di Seattle abbruttito e paludoso; Tiki 2020, sinistro delirio dalle ritmiche vagamente punk; Case Bruciate, simile alla traccia di apertura; e Croce Del Gud, cerimonia voodoo luciferina che ricorda i Birthday Party e le registrazioni folleggianti di Cobain.

La parte centrale del disco si compone di altre quattro tracce, dalla 6 alla 9, e si fa più ossessiva e noiseggiante. I quasi sette minuti di Crocevia delineano una sorta di suite umoristica che celebra la distruzione, l’annichilimento della ricerca melodica al cospetto del caos sonico, fatto di cambi di ritmo e distorsioni cicliche corrosive e fosche che affondano in un buco nero senza fondo. Rigaer Strasse destruttura il punk rallentandone la folle corsa a un battito greve e malato. Tiki 2010 è surreale nella sua sospensione asettica vibrante. Respiro è invece un riposo marcio e pauroso dal sapore cosmico.

L’ultima parte è in realtà composta dalla sola ultima traccia, la terrificante Via Crucis, summa dell’intero lavoro, accogliendo tra le sue pieghe cacofoniche gran parte degli elementi presentati in precedenza, straziante nella sua struttura possente e liturgicamente ripetitiva.

Un lavoro angoscioso, straziante, il suono delle macerie. Gli Ovo ci maltrattano e noi glielo consentiamo ancora una volta ben volentieri.

Voto: 8

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