The Pains Of Being Pure At Heart ‘The Pains Of Being Pure At Heart’


(Fortuna Pop 2009)

In tempi in cui nel rock sta assistendo ad una profonda opera di recupero delle esperienze più sofisticate giunte dopo il terremoto punk di fine anni ’70, gli americani The Pains Of Being Pure At Heart approdano al debutto sulla lunga distanza miscelando varie di queste esperienze: dallo shoegaze frastornante dei Jesus And Mary Chain a quello più etereo dei My Bloody Valentine, senza dimenticare l’oscurità wave degli Smiths, il tocco brit-pop dei Field Mice e la lezione punk sullo sfondo. Tanto UK quindi in questo lavoro, pur se il quartetto nasce tra i palazzi di Brooklyn; uno scintillante acquarello di luminescenze pop asservito ai fantasmi sinuosi del rock di matrice dark.

Un disco fatto di singoli, tutti all’insegna di un’estrema cantabilità, sostenuti da feedback dilatati e distorsioni increspate anche nei momenti più solari. Tanti, troppi i ricordi che suscitano i pezzi dei quattro newyorchesi, ricordi legati a pomeriggi di sole rintanati in casa con le persiane chiuse a disperarsi, cercando di capire cosa frulli nella mia testa di teenager disadattato al mondo moderno. Una certa leggerezza tardo-adolescenziale lega infatti tutti gli episodi del lavoro, sia quelli più potenti (come Contender) che quelli più soavi (The Tenure Itch in primis), benché costantemente stemperata da nebbie gravide di una sottile malinconia.

Lavoretto degno di nota, non esaltante visto l’abuso del revival a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, ma gradevole e ammaliante.

Voto: 6

Link correlati:Fortuna Pop Home Page