Beck ‘Modern Guilt’

(Universal 2008)

Beck (all’anagrafe Beck David Campbell) non è più il ragazzino prodigio di “Mellow Gold”, il loser che mescolava nelle proprie composizioni senza soluzione di continuità e con la lucida follia che solo da giovani si ha praticamente qualsiasi genere, dal folk all’industrial passando per il rap ed il blues. Il “Dylan della generazione X”, come è stato definito per via dell’uso, nei testi, di uno slang tipicamente giovanile piegato ad una scrittura criptica, ai limiti del nonsense, oggi è un uomo sulla quarantina, con alle spalle ben otto dischi in diciassette anni di carriera (l’incisione di Loser, il brano-manifesto del primo album, risale infatti al 1991). Tutto questo per dire che forse, rispetto agli esordi, la capacità di stupire l’ascoltatore si è un po’ appannata; in compenso, però, la classe è rimasta intatta.
E “Modern Guilt”, nuovo capitolo della discografia beckiana, lo dimostra appieno. Prodotto da Danger Mouse, la raccolta è un piccolo gioiellino di rock psichedelico. Beck stesso, in svariate interviste, ha dichiarato che il suo intento era quello di realizzare un LP che ricordasse il sound degli anni ’60-’70. Obiettivo centrato. Perché tracce come Orphans (che parte come una ballad depressa à la Cobain per poi chiudere con una coda psych), Gamma Ray, Youthless, il sound sporchissimo di Replica e Profanity Prayers, la blueseggiante Soul Of A Man e la conclusiva Volcano, con i suoi beat pesanti, i cori e la chitarra acustica, pur evidenziando una vena psichedelica, sono tutt’altro che derivative: suonano sempre irrimediabilmente come canzoni di Beck, anche per merito degli innesti electro, che rendono ancora più intrigante la scrittura.

Un altro colpo a segno per uno degli eroi della canzone postmoderna.

Voto: 8

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