Tomasz Krakowiak ‘La Ciutat Ets Tu’

(Etude Records 2007)

Si può ancora stupire con un disco di sole percussioni e microfoni a contatto?
Un interrogativo sollevato da “La Ciutat Ets Tu” e la cui risposta, brillata in una manciata di minuti, trova parere affermativo e più di un motivo per gridare al (piccolo) miracolo. Tomasz Krakowiak (classe 1972) è un nome, a primo impatto, piuttosto oscuro. Polacco di nascita, ma residente in quel di Toronto, il suo curriculum vitae (una vera sorpresa, rinvenirlo anche su istituzioni della portata di Wikypedia) non è affatto male, visto che incorpora abituali scambi-di-suoni con veterani della nu-elettro-elettronica.

Un assaggi(n)o?
Kaffe Matthews, John Oswald, gli italiani Domenico Sciajno e Alessandro Bosetti, Otomo Yoshihide, Gert-Jan Prims, il vocalist Phil Milton…
E se la lista non vi basta, insieme al turntablist canadese Mike Hansen, è in corso da 6 anni un robusto rapporto di lavoro che ha prodotto 4 cd, di cui uno recante l’allargamento a trio, insieme al faro guida del sax circolare inglese, John Butcher.
Proseguendo la certosina opera di esortazione verso le percussioni corazzate e metalloidi del Krakowiak è basilare atterrare sulla specifica piattaforma del CD per la Etude.

Indubbiamente, il giovane non è uno di quelli avvezzi agli equilibri armonici e di volume. Il suo ermetico entourage musicale si può stringere tra il vecchio chimico delle micro-percussioni Gunter Muller e l’intenditore dei metalli percossi Jason Kahn.
In più vi è un sound diretto e imponente espresso in maniera uniforme, proiettandosi come tratteggio personale del performer. Lo si decifra nei contesti più ‘maligni’, come accade per Bal; per l’inscindibile vincolo tra l’esplosione domata della title track e quella trapanante di Drgaxze; oppure per il maniacale ‘cinguettio’ spedito a velocità off-limits in Sink. Però, la medesima coscienza di avere a che fare con una ferma solennità del timbro si verifica equamente nei dosaggi tra elettro-acustica (invero) radicale e nuvolose impronte di isolazionismo industriale (le sottili polveri elettro-atmosferiche di O_vbrdub), o altrimenti negli spaccati spudoratamente noise dei congiunti Aigua per A e Diners per N.
Mi sembra che di carne a cuocere se ne sia messa pure troppa; considerato che Tomasz plasma tutta questa mole di ‘corpi’ in completa solitudine, si riconosce ancora una volta la magnificenza delle tecnologie moderne, capaci di permettere ad un solo individuo di figurare come un insieme di più entità suonanti.

Voto: 8

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