Winning ‘This is an add for cigarettes’


(Ache Records/Scratch 2007)

Decostruzione a 360 gradi, splendidamente fuori moda.
Per suonare indie oggi, anno di grazia 2008, non c’è bisogno per forza di tornare indietro agli anni ottanta. Basta andare all’altare dell’indie rock, quello vero del D.I.Y. (andateglielo a spiegare…), e quella grande vetrata tutta colorata lì dietro prenderla a mazzate. Come ubriachi pazzi, farla in mille pezzi. E poi provare a ricostruirla come un puzzle, ma ad occhi chiusi, e se i pezzi non combaciano non importa, li si incastra a suon di forza, fantasia e buona dose di follia.
E’ quello che fanno i Winning, altro progetto di Andy Dixon aka Secret Mommy, all’esordio assoluto su Ache Records. E lo fanno alla grande, sbilenchi, barcollando da tutte le parti, sotto l’influsso di una luna storta, sorda e impassibile, alla quale confessare le proprie pene.
A List of why not e la title-track mordono al primo istante: un basso elastico che borbotta e incolla frammenti di chitarra pronti a schizzare impazziti in ogni direzione; la batteria in preda a convulsioni, germi math di origini U.S. Maple e affini che prudono la pelle, la voce come un incrocio bastardo tra Xiu Xiu e Joan of Arc colpiti da amnesie estemporanee sul concetto di melodia, cifra quest’ultima che caratterizza gran parte dell’album. Tensione che prova continuamente ad esplodere e continuamente si rassegna.
Non mancano episodi più morbidi, come l’alcolica ballata Top Fanmail, se così è lecito chiamarla, e le brevi bozze strumentali Wet Presentation, in cui c’è addirittura posto per il piano, e Heavy in the wrist, con una chitarra puntinista e lumaca nel lasciare scie di timidi accordi; il pestaggio riprende con End Lick, marcata da fantastici ghirigori di chitarra e basso a fare da controaltare a una deviata melodia emo, e Potential red flag, ovvero quando il sentimento sfocia in paranoia, vortici di batteria e chitarra come una pioggia di aculei, e infine la quiete dopo la tempesta, ma con le nuvole sempre in agguato.
E ancora i sapori aciduli e le solite sbandate pericolose di Screw Yeah e il monolite I killed a fox that killed a hen, batteria che cavalca potente e monocorde e chitarra che le corre dietro su stampelle, la voce che strizza più di un occhio ai Cursive, sussurra, si eleva orgogliosa e poi si rintana come pentita di aver detto troppo, e le frattaglie del fu indie rock sparpagliate per strada prima dell’uscita di scena.
Serra il sipario Forget Gospel, che spazza via quanto si era salvato dall’olocausto.

I Winning sono il lato agrodolce del caos: lo scheletro è stato ricoperto con brandelli di muscoli, tendini e pelle tutti nel posto sbagliato, secondo una logica che comunque c’è, ma Dio solo sa quale. E su tutto una timidezza, un’insicurezza, un alieno senso di empatia che sono il vero marchio di fabbrica dei Winning, dieci spanne sopra la media delle novità di oggi. Benedizione.

Voto: 9

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Autore: alealeale82@yahoo.it