Von Spar ‘Von Spar’

(Tomlab/Audioglobe 2007)

Diverrà o no un must nel suo genere non è in questione; non è il giusto modo di ritrarre i tedeschi Von Spar. Avere o no questo cd, sì. In tutto due brani per una registrazione di quasi 40 minuti, divisa in due “lati” come fosse un vecchio 45 giri: nel lato A. Xaxapoya, in quello B. Dead voices in temple of horror.

La prima.
Non c’è schema. Il pezzo è tutto sulle spalle di un synth straniante. Secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, si leva sempre più in alto e in fondo allo stomaco. Entra in scena un drumming tribale. Parte e sembra non fermarsi più; incede ossessivo in uno spazio/tempo incerto. Urla in lontananza. Così per dodici minuti. La scintilla: un sequencer fa nascere un nuovo brano nel brano. Traccia una coordinata lineare in direzione kraut-rock. Sono tedeschi. Siamo approdati sul pianeta post-wave e cominciamo a ballare.

La seconda.
I restanti 17 minuti iniziano lentamente, molto lentamente. Una voce inizia dopo pochi secondi una narrazione instancabile, ossessivamente reiterata. Le parole risultano incomprensibili, soffocate da vari disturbi ambientali; a momenti una seconda voce fuori campo si sovrappone, mentre una cassa marcia diritta nel suo battere costante. Tutto accade mentre loop circolari ti addolciscono le cavità auricolari. Il brano cresce di intensità al crescere di un universo a latere. Lo sfondo si riempe. La voce perde sempre più consistenza e materialità, fino a confondersi col suono cosmico dell’universo. A circa sette dalla fine il primo punto di rottura: una chitarra doom metal prende il sopravvento. La voce si abbrutisce e sbrana via ogni segno di speranza. A tre minuti circa il secondo punto: di straniamento. Tante interferenze e variabili sonore impazzite generano il caos totale.
Cazzo….che botta! Fine.

Voto: 8

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Autore: carbeman@virgilio.it