Enrico Carocci ‘Tormenti Ed Estasi: “Strade Perdute” di David Lynch’

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Marco Loprete

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Chi lo conosce lo sa: il cinema di David Lynch è un puzzle incomprensibile, un enigma indecifrabile, un groviglio irrisolvibile in cui sogno, realtà ed allucinazione vanno a braccetto. Esemplare, in questo senso, è ‘Strade Perdute’, film-capolavoro del 1997 nel quale è possibile rintracciare tutti gli elementi della poetica lynchiana e a cui Enrico Carocci dedica il suo bel saggio dall’eloquente titolo ‘Tormenti Ed Estasi’.
Si badi bene: il tentativo dello studioso non è quello di “spiegare” il film, giacchè sin dalla premessa Carocci è ben consapevole che la complessità della pellicola non consente di darne una lettura univoca. L’obbiettivo del testo è piuttosto quello di fornire “alcune descrizioni possibili” dell’opera, illuminandola di volta in volta “da una prospettiva diversa, con sovrapposizioni e divergenze, in armonia o in parziale discordanza con le altre”.
Ed ecco allora che la pellicola viene letta di volta in volta alla luce dello schema bordwelliano (la narrazione come processo lineare, durante il quale vengono forniti indizi allo spettatore che, sulla base dei propri schemi interpretativi, fa delle ipotesi e ricostruisce la storia) oppure tendendo conto dell’alternanza dei diversi punti di vista all’interno del film; o ancora sottolineando la natura allucinata del Tempo che scandisce le azioni dei personaggi, o considerando come motore dell’intera vicenda il Desiderio e quindi introducendo tematiche freudiane nella lettura della pellicola; o magari soffermandosi sulla potenza dell’Immagine, sul concetto di Figura, per poi concludere con un’analisi che vede in Strade Perdute “una visione paradossale ed allucinata del mito americano della seconda opportunità o del nuovo inizio” per via della sua struttura ad anello di Moebius.
Come si sarà capito, non si tratta di un testo di facile lettura: Carocci, nell’analizzare il capolavoro lynchiano da diverse angolazioni, chiama in causa Nietzsche, Focault, Bergson, Lacan, Freud, Bordwell, Aristotele, Deleuze, Leibniz ed altre importanti figure del pensiero moderno. Dunque, per affrontare correttamente la lettura del libro, è richiesta una preparazione superiore alla media.
Ma soprattutto è necessario amare David Lynch ed il suo cinema, fatto di silenzi, oscurità, sfasamenti spazio-temporali, atmosfere opprimenti, presenze misteriose ed aliene; un cinema, insomma, attraverso il quale è possibile prendere coscienza di “quei tratti inumani che costituiscono l’opposto di tutti gli umanismi possibili, nonché il nucleo fondamentale della nostra esistenza”.