Ebola ‘In Borrowed Plumes’

(Copro Casket Records 2006)

Roberto (chitarra), Francesco (chitarra), Teg (voce), Francesco (basso) e Maurizio (batteria) sono i cinque componenti degli Ebola, gruppo romano sorto all’inizio del 2003 dalle ceneri degli sconosciuti Void e Sonito. L’idea musicale alla base del progetto è un metalcore con pesanti influenze grind e death, costruito sull’alternanza di piani e forti e su strutture rese imprevedibili da continui cambi di tempo. “In Borrowed Plumes” è sostanzialmente la versione remixata e ricantata (con due brani in inglese) del precedente ep, “Settimo Buio”, ed è distribuito a livello mondiale dalla Plastic Head.

Ad aprire le danze (infernali), la violenza brada di Dimenticare, la più concisa del lotto (solo due minuti e cinquanta). Segue l’articolata Lemuria, dalle chiare venature death, che, in una tempesta di chitarre furenti, urla psicotiche e batteria a palla, trova persino il tempo di concedersi un intermezzo a base di un delicato arpeggio di chitarra.
La stessa struttura caratterizza la possente e frenetica Lucio Fulci Has Got A New Mania (anche questa, come la precedente, cantata in inglese); la successiva Tragica, soprendentemente, potrebbe essere invece il pezzo di qualche emulo dell’indie rock di Verdena e Marlene Kunz, se non fosse per lo scream di Teg e gli stacchi sul finale. A chiudere l’ep, gli oltre sei minuti e mezzo di Ancora Steso A Terra. L’attacco sembra denunciare un’influenza del metal svedese dell’inizio degli anni ’90: ci pensano i soliti riff martellanti a ricondurre il pezzo sulla scia dei precedenti, con gli ultimi trenta secondi giocati tutti sull’alternanza di malinconici arpeggi e caos sonoro. Assieme a Lemuria e a Lucio Fulci Has Got A New Mania si tratta della traccia migliore del lotto.
In conclusione, davvero un buon lavoro questo ep degli Ebola. La band dimostra di saper maneggiare con sufficiente padronanza le regole del genere, senza rimanerne prigioniera, ma anzi sforzandosi di andare oltre: in particolare, sorprende dei brani, oltre che la furia assassina, l’articolazione non banale, l’attenzione e la ricercatezza delle strutture. Insomma, davvero un bell’inizio per il quartetto romano, che lascia intravedere ottime possibilità di crescita.

Voto: 7

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