Derek Wan ‘Shadow Dead Riot’

Zombie Prigioni E Donne.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


Di Ceresani Gualtiero


nanawalt@libero.it


Il genere degli zombie movies negli ultimi anni è tornato prepotentemente alla ribalta dopo oltre un decennio di forte appannamento. Sul mercato sono state presentate opere di tutti i tipi; da pellicole di stampo simil amatoriale (‘Dead next door’ etc…), a film girati con budget quasi da colossal, (‘La terra dei morti viventi’, ’28 giorni dopo’ etc…), a B movie girati spesso e volentieri quasi esclusivamente per il mercato dell’home video.


Shadow dead riot tra le varie categorie elencate va sicuramente inserito nella fascia dei B movie e con risultati sicuramente non soddisfacenti, malgrado la sapiente mano del regista Derek Wan.


La trama in breve:


Shadow e’ un serial killer che sta per essere giustiziato, ma poco prima di essere portato dinanzi al boia, effettua un rito demoniaco nella sua cella di isolamento. Nel momento in cui l’iniezione letale fà effetto, (in modo dirompente reagendo con le carni del detenuto e di fatto facendolo esplodere!!!) il sangue di Shadow infetta gli altri reclusi trasformandoli in belve assetate di sangue ed inscenando una rivolta sedata a fatica dalle guardie carcerarie le quali poi provvedono a seppellire i cadaveri in una fossa comune all’interno delle mura del penitenziario…Vent’anni dopo, la struttura e’ divenuta una prigione per detenute che partecipano ad un particolare programma di recupero. L’ultima arrivata in questa singolare struttura è Solitarie, una strana e taciturna ragazza che avvertirà subito che qualche cosa di strano si agita in quei luoghi; qualche cosa di malvagio che stà aspettando di risvegliarsi e che è in qualche modo legato proprio a lei….


Il regista Derek Wan alla sua seconda prova cinematografica, (dopo una lunghissima carriera costellata anche di prestigiosi riconoscimenti come direttore della fotografia, di svariate pellicole di Hong kong tra cui ‘First of Legend’ con Jet Lee e ‘Once upon a time in China V’ di Tsui hark), indubbiamente dimostra di avere mestiere ed esperienza usando estremamente bene la location, la fotografia e gli effetti di luce, ma sicuramente tutto ciò non basta a salvare un film mediocre.


E sì perchè indubbiamente la pellicola è affetta da diversi problemi che ne minano di molto l’effetto ed il risultato. Lo script dell’editor di “Fangoria” (storica rivista americana dedicata all’horror), Michael Gingold, (da una storia del produttore associato Richard Fleischer che ha contribuito in parte anche alla sceneggiatura), è pieno di buchi narrativi e di non sense. Alcuni esempi assolutamente evidenti: Solitarie finisce in carcere ma per tutta la durata del film non ci viene mai spiegato il motivo della sua incarcerazione nè del perchè sembra essere così temuta. Il dottore tiene (per iniettarlo per sperimentazione alle pazienti), il sangue di Shadow, ottenuto vent’anni prima  in una semplice teca non refrigerata etc..etc..…Il buon Michael è caduto nella trappola in cui si imbattono tutti i giornalisti esperti di horror, ovvero il voler cannibalizzare per poi replicare quanto visto ed apprezzato in altre pellicole!!!! Le linee della trama non sono altro che un rimescolare nel calderone, idee tratte dalle più svariate pellicole di genere: si va da ‘La notte dei morti viventi’ ,a ‘Reanimator’, (il dottore della prigione che sperimenta sulle detenute); da ‘Baby killer’, (il simpatico nascituro della compagna di cella di Solitarie!!!!); dalla cinematografia erotico/orrorifica degli anni 70/80  spagnola, (Jess franco su tutti), fino ad arrivare ai vari film dedicati ad ‘Ilsa la belva delle SS’, ‘Greta’ etc…, (i famigerati women prison camp film, dove le protagoniste, proprio come nel nostro caso, recitavano spesso nude ed erano oggetto di attenzioni particolari dai loro aguzzini carcerieri) e a condire il tutto  una spruzzatina di Troma (alcuni effetti gore, alcune battute e situazioni al limite ed oltre il ridicolo ). E dire che comunque l’incipit iniziale poteva far sperare in qualche cosa di diverso, anche perchè, e pensandoci bene la cosa ha dell’incredibile, questa pellicola e’ una delle poche in cui viene utilizzata una prigione come set per uno zombie movie.(.L’unico altro esempio per altro molto recente che mi viene in mente è ‘Dead Men walking’ dell’Asylum Production). Persino l’idea di impiegare le arti marziali per combattere gli zombie poteva essere interessante, (seppur non nuova basti vedere i vari ‘Shaolin Kung Fu vs evil dead’ oppure in parte anche il recente ‘All souls day’), pero’ purtroppo il seppur buon lavoro dell’action coreographer Tony Leung Su-hung (di grande esperienza avendo lavorato in tantissime pellicole di jackie Chan) non basta per non far naufragare la pellicola. Sugli effetti speciali (curati dalla troupe responsabile anche degli sfx per ‘La terra dei morti viventi’, ‘Wrong turn’ etc…) va effettuato un discorso a parte: mentre infatti la CGI è a livelli così bassi da risultare assolutamente inguardabile, (probabilmente a causa del basso budget anche se spesso con pochi mezzi economici si riesce comunque ad ottenere un risultato superiore a quello mostrato nella pellicola), il make up dei morti viventi e gli effetti gore (e ve ne sono di veramente buoni e truculenti) sono molto ben realizzati eccezion fatta per il simpatico ”bebe’”….


Anche le performances degli attori purtroppo non riescono a trasmettere quel quid in più alla pellicola che permetterebbe al prodotto, pur con tutti i suoi limiti, di potersi risollevare. Oltre ad una buona prova (specialmente all’inizio del film) del sempre grande Tony Todd/Shadow (l’indimenticabile protagonista della serie Candyman) tutti gli altri attori sono decisamente pessimi con una espressività pari ad una statua di ghiaccio; la stessa Carla Greene/Solitaire, vera protagonista della pellicola, è praticamente monocorde nel suo tentativo di recitazione e lo stesso dicasi per le altre attrici. L’unica eccezione è forse  Andrea Langi che dona al personaggio del sadico capo della sicurezza Elsa, (Elsa/Ilsa la storia si ripete???) uno spessore maggiore che la fa spiccare rispetto alle altre attrici. Nel cast anche una delle scream queen americane per eccellenza degli ultimi anni, ovvero Misty Mundae,(all’anagrafe Erin Brown protagonista negli States di decine di B-movie horror dei quali non esiste traccia in Italia).


Ottimi come già affermato in precedenza sono sicuramente la location (un peccato che sia stata sfruttata così malamente), gli effetti di luce e la fotografia così come il comparto musicale dove il tema principale molto accattivante è stato composto ed arrangiato da Vernon Reid dei Living Colour.


In definitiva un film mezzo mancato in cui non vi è neanche bilanciamento a livello di tempi; basti dire che nella prima ora, oltre a qualche tentativo di amplesso, qualche nudo e qualche scazzottata, offre pochissimo (quasi nulla)dal lato prettamente orrorifico per poi scatenarsi nei restanti 25 minuti.


La pellicola attualmente non è disponibile sul mercato italiano ma è reperibile un edizione in dvd regione 1 Usa non sottotitolata.


Il sito ufficiale per visionare il trailer e’:


www.deadriot.com


Abbiamo parlato di:


Shadow dead riot


Diretto da: Derek Wan


Interpreti: Tony Todd, Andrea Langi, Carla Green, Erin Brown


Genere: horror


Usa 2006