The Meeting Places ‘Numbered days’


(Words on Music 2006)

Tre anni or sono ci avevano assai positivamente impressionato con il loro album d’esordio “Find yourself along the way”, dopodichè dei losangeleni The Meeting Places avevamo, con non poco disappunto, perso le tracce. E’ quindi con gioia ed entusiasmo che salutiamo la pubblicazione, sempre da parte della benemerita Words On Music di Minneapolis, del loro secondo lavoro, intitolato ‘Numbered days’.
Il particolare che, fin dal primo ascolto, ha catturato la nostra attenzione è rappresentato dalla concisione dei brani rispetto al passato.
Laddove l’opera prima dei Meeting Places consisteva in prevalenza di sinuose e complesse composizioni, attraversate da molteplici trame melodiche che sorgevano lentamente per poi intrecciarsi in un percorso fatto di forti dialettiche emotive determinate dall’incontro e dal succedersi di sentimenti contrastanti, il nuovo ‘Numbered days’ fa della brevità e dell’immediatezza la propria forza, riducendo la durata delle canzoni (la maggior parte delle quali non supera i tre minuti e mezzo) e rendendo assai più incisiva la sezione ritmica, il cui passo è decisamente più marcato e sostenuto che in ‘Find yourself along the way’.
Il risultato, tuttavia, non è un comodo flirtare con sonorità pop. La complessa matrice emotiva della musica (contrassegnata sempre dal contrapporsi di luce ed ombre, speranza e scoramento, di dolcezza e leggiadria da una parte e paura e dolore dall’altra) non subisce infatti alcuna alterazione, mentre a mutare è invece il modo in cui i Meeting Places la offrono al nostro ascolto: anziché trovarci avvolti da un sinuoso manto sonoro, veniamo investiti da un fragore di chitarre affilate e batterie rullanti (che rimandano ai nomi più “duri” della scena shoegazer inglese degli anni Novanta, quali, ad esempio, Swervedriver e Adorable, come in Sink into stone e Cardboard robot), talora inframezzati da inattesi momenti di quiete (Nothing’s the same, Hall of fame e Mumble).
Se sia più affascinante l’esordio, in un certo senso più concettuale, ovvero questo secondo ‘Numbered days’, più esplicito e immediato, è un quesito imbarazzante al quale, sinceramente, fatichiamo a dare una risposta. Quel che è certo è che i Meeting Places, quale che sia l’impostazione di fondo che decidono di dare ai propri lavori, non lasciano nulla di incompiuto e sanno farci sentire benvenuti e a nostro agio nella loro galassia sonora.

Voto: 8

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Autore: a.crestani@yahoo.com