Lilli Burlero ‘Aulacamera’

(Ribéss Records 2005)

“Aulacamera” dei Lilli Burlero si presenta dimesso e crepuscolare – nel senso più “letterario” di questa definizione, alla Sergio Corazzini o alla Marino Moretti per intenderci – sin dall’iniziale Intro + Meeting In School Dream: il folk britannico evocato dalla quieta chitarra e dalla fisarmonica forse sintetica, una lieve drum machine sullo sfondo. Hanged House è appena più ieratica, nel suo programmato incedere ritmico orientale, ma è la voce ad essere in primo piano, sempre sul punto di spezzarsi – un Donovan accorato – a causa forse di un destino cinico e baro.
Old Wold’s Architecture inizia corrucciata, poi si distende, Pilot of Birds evoca fantasmi vittoriani (non a caso: qui si canta una Song In Victorian Age fragile ed impalpabile come uno spirito). Le ballate malinconiche dominano la parte finale di “Aulacamera” (Don’t Look Down, Scarlet e The Man and Potter Land); l’ultima Outro + Out My School conclude in modo soffuso.

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Voto: 6

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